La meccanica cieca della riproduzione

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“La biologia umana mi è sempre sembrata molto deprimente. Temo specialmente, nei viaggi in aereo, il momento che segue il pasto, quando tutti si alzano nello stesso momento per andare in fila indiana alla toilette, come se non fossimo altro che una truppa d’intestini su due zampe. E non mi sento affatto più a mio agio davanti allo spettacolo della famiglie in cui predomina questa necessità superiore: l’istinto di riproduzione. Certo, sui sassi della spiaggia, il girotondo delle generazioni presenta qualche aspetto involontariamente comico, come quei tratti che avvicinano, malgrado loro, fratelli e cugini: il grosso naso degli uni, le lentiggini degli altri, che fanno di noi gli anelli di una catena e i protagonisti di una commedia senza fine. Eppure, per tutta la vita, cerchiamo di dimenticare il nostro destino persuadendoci di essere uomini liberi.

L’aspetto cieco di questa meccanica non impedisce alla maggioranza dei sistemi politici e religiosi di celebrare la famiglia con un fervore che la dice lunga sul loro obiettivo principale: la perpetuazione della specie. Il ritorno delle credenze religiose più arcaiche, all’alba del terzo millennio, ce lo dice ancora meglio: l’uomo sottomesso a Dio deve moltiplicarsi instancabilmente. I preti di qualsiasi orientamento, così come i militanti LGBT, non scorgono ideale più elevato di questo progetto. Tutti rivendicano sempre più poppanti, gracili o prosperosi, felici o infelici, ricchi o poveri, tutti ugualmente condannati a perire, ma pregati di mettere al mondo altri poppanti che a loro volta conosceranno qualche fortuna, poi soffriranno e moriranno in nome di una vaga promessa di eternità.
Si potrebbe formulare la domanda altrimenti e chiedersi se riprodursi sia davvero una buona azione, quando si sa ciò che attende i bambini in questo mondo sovrappopolato. Un certo grado di maturità intellettuale dovrebbe affrancarci da questa necessità cieca. Purtroppo la riflessione non è il forte delle giovani coppie, incapaci di resistere all’oscuro progetto dell’umanità che si ripete di epoca in epoca: moltiplicarsi instancabilmente, come si moltiplica la regina delle termiti, deponendo le uova giorno e notte in fondo alla sua galleria, e come presto si moltiplicheranno, grazie ai progressi della scienza, gli innamorati transumani attraverso la procreazione medicalmente assistita. I giornali si entusiasmano per la fertilità dei francesi che, in un periodo di crisi, sarebbe una buona notizia. Ma questo ardore cieco nell’accoppiamento non caratterizza piuttosto le società indebolite che annegano la loro precarietà nella riproduzione come altri annegano il loro dolore nell’alcol? Impossibile tuttavia resistere agli incoraggiamenti che fanno del mettere al mondo l’unico crimine legale applaudito dalla collettività intera. […]

Eppure c’è un’altra ragione, ancor più penosa, che spinge gli esseri umani a partorire: questa dannata paura di morire che gli è stata trasmessa quando sono stati messi al mondo; questo terrore che, ormai, li perseguiterà tutta la vita, in modo sempre più acuto… fino al giorno in cui scorgeranno una soluzione per vincerla: trasmetterla a qualcun altro. Oh, certo, non consapevolmente. Tutto questo si riveste di ideali e di propaganda. Pensano di compiere una bella azione per se stessi, per la società, per il loro piccolo. Ma, soprattutto, sperano che la loro vita continuerà grazie a questo bambino, sperano di durare un po’ più a lungo e che un frammento di loro stessi si prolungherà in quello sventurato che farà altre vittime. È così che la fatalità di essere al mondo, la paura di morire autorizzano a sottomettere un nuovo nato alla stessa sorte, ed è così che il pretesto di dare la vita si trasforma nella condanna a morte di colui che non ha scelto nulla.”

Benoît Duteurtre, da “Livre pour adultes” (pagg. 72-77)
[traduzione mia]

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3 risposte a La meccanica cieca della riproduzione

  1. Paolo Ferrario ha detto:

    che meraviglia che sei tornato a pubblicare! in questi tempi da ayatollah del vaticano e di imam seguaci occorre tornare a ronald laing e a questo Duteurtre che mi fai conoscere

  2. vito ha detto:

    …un abbraccio!
    (e dai pubblica….)
    ciao Vito

  3. Domenico Gigante ha detto:

    Grazie per essere di nuovo in forma, e che forma!!!!!! Ciao Domenico

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