Marianne Faithfull: 50 anni di icona rock

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Era un conto in sospeso quello che avevo con Marianne Faithfull, da quando – doveva essere il 2006 – ero andato a un suo concerto al Rolling Stone, annullato all’ultimo momento, poco prima che lei salisse sul palco. Quindi anche ieri sera, all’Auditorium, ero timoroso che non tutto andasse per il verso giusto, considerando anche che Marianne è reduce da una brutta frattura all’anca che, dopo mesi, fatica a guarire (“I didn’t break my hip, I smashed it!”, ha commentato lei). E invece, alle 21.30, eccola salire sul palco, munita di bastone, con cui canterà per un’ora e mezzo più o meno immobile, sedendosi di tanto in tanto sulla sedia appositamente predisposta. Saluta il pubblico in italiano con un improbabile “Buona notte!”, correggendosi poi con “Buona sera” e spiegando che suo padre, invece, l’italiano lo parlava benissimo – era professore di letteratura italiana all’Università di Londra -, mentre lei la nostra lingua non l’ha mai imparata e sa solo dire (cosa che fa subito): “Passami la marmellata, per favore”.

Il tour da poco iniziato celebra i cinquant’anni della carriera di Marianne Faithfull e cade in concomitanza con la pubblicazione del nuovo (e bellissimo) album Give My Love to London, il migliore degli ultimi tre e con pezzi (quasi) tutti inediti. E sono proprio le canzoni di questo disco che formano l’ossatura del concerto di ieri sera, a partire proprio dalla “title track”. Accompagnata da una band di quattro musicisti – chitarra, basso, batteria e tastiere -, Marianne passa con apparente facilità da un brano all’altro, suscitando l’entusiasmo del pubblico, generalmente piuttosto “agé”. Infatti, malgrado il suo appeal, la modernità del suono e la grande abilità con cui negli ultimi anni Faithfull si è scelta collaboratori e autori – per questo album, tra gli altri, Nick Cave, Roger Waters, Anna Calvi e Brian Eno -, sembra però non essere riuscita a conquistare troppo i giovani, almeno qui in Italia. Ma non importa: lei è ancora lì, benché evidentemente sofferente, e ci delizia non soltanto con le sue canzoni, ma anche con la verve con cui interloquisce con il pubblico. Prima di ogni brano chiacchiera a lungo e racconta come sono nate certe canzoni, parla di sé, scherza sui suoi acciacchi e lo fa con accattivante humour britannico.

Quando si ha una così lunga carriera dietro le spalle e un repertorio tanto vasto, si rischia sempre di restare un po’ delusi per i brani che non esegue e che, giocoforza, restano esclusi dalla scaletta. Mi sono ritrovato a sbirciare di tanto in tanto l’orologio – e non perché mi stessi annoiando, tutt’altro, ma perché paventavo il momento in cui il concerto sarebbe finito. Del nuovo album ha presentato sette pezzi, a cui se ne sono aggiunti otto dal repertorio, comprese alcune tappe obbligate, come As Tears Go By (insieme con Come and Stay With Me in quello che lei ha definito il “Sixties Corner”), Sister Morphine (nel “Junkies Corner”) e The Ballad of Lucy Jordan, ma anche qualche sorpresa come Marathon Kiss (da Vagabond Ways) e Who Will Take My Dreams Away?, scritta con Angelo Badalamenti (di cui però mi sarebbe piaciuto sentire anche qualcosa da A Secret Life). Mi spiace solo che abbia completamente trascurato Before The Poison – escludendo anche Last Song, eseguita invece nei concerti in Germania, ma forse la stanchezza ha preso il sopravvento – e Kissin’ Time – un album con arrangiamenti molto elettronici che a me piace ancora molto.

Alle ventitrè in punto si chiude il concerto, senza bis, ma va bene lo stesso così: per quanto mi riguarda il debito rimasto in sospeso è stato saldato. E chissà che in futuro non ci sia un’altra occasione – per ora le auguriamo una pronta guarigione e, per noi, altri album come Give My Love to London.

Setlist:
Give My Love To London – Falling Back – Broken English – Witches’ Song – The Price of Love – Marathon Kiss – Love More or Less – As Tears Go By – Come and Stay With Me – Mother Wolf – Sister Morphine – Late Victorian Holocaust – Sparrows Will Sing – The Ballad of Lucy Jordan – Who Will Take My Dreams Away

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Una risposta a Marianne Faithfull: 50 anni di icona rock

  1. Marco ha detto:

    Immagino che tu conosca già questo:

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