Un lento morire in guerra

Della nostra vita – di noi in quanto noi – ai nostri geni non importa nulla: siamo gli strumenti della loro sopravvivenza, tutto il resto è secondario. Sono loro che si devono propagare, lanciarsi di generazione in generazione, mentre noi possiamo tranquillamente andare a fondo quando questo obiettivo è stato raggiunto. E così continuiamo a gettare dolore sulla terra, procreiamo e passiamo il testimone a quelli che verranno, i quali a loro volta trasmetteranno i loro geni e altro dolore, senza chiedersi perché o, se se lo chiedono, elaborando spiegazioni che giustifichino la guerra che li sta triturando. Perché – sia ben chiaro – ogni vita è una guerra e i nostri corpi sono i campi di battaglia su cui viene combattuta (e persa, sempre e comunque: a fare la differenza è la quantità di sangue che viene sparso). Dice: e la gioia di vivere? Nessuno la nega. Certo che può capitare che sia bello vivere e gioire dell'esistenza, senza ricamarci troppo sopra. Ma in questo caso si tratta di una tregua, più o meno lunga, più o meno stabile, che non annulla lo stato di guerra perenne in cui versano tutti gli altri – quelli che in un momento dato non godono per il fatto di vivere – e quello che si sta svolgendo, a nostra insaputa, all'interno del nostro corpo. Ai più fortunati è concesso ritagliarsi uno spazio tranquillo nel mezzo delle battaglie che infuriano – spazio che potrà scambiare per la pace, ma che pace non è – e tra i cadaveri che si accumulano intorno a lui. Qualcuno, invece, ne è acutamente consapevole o è costretto a esserlo. Ma per gli uni e per gli altri la vita è un lento morire. Ignorarlo è una benedizione: un dono per certuni, una conquista per altri.

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3 risposte a Un lento morire in guerra

  1. law ha detto:

    Vedo anche un’altra guerra.
    La guerra liberatoria del saggio, che decide di non procreare, si astiene, si suicida…
    La stessa guerra che combatte a suo modo anche la massa incapace di saggezza, l’umanità che si autodistrugge assecondando i suoi peggiori istinti, inquinando l’ambiente e prolificando come conigli…
    Secondo Cioran, il primo è un distruttore placato, in pensione. Gli altri sono distruttori in servizio.
    Il fine li accomuna: sfuggire al giogo dell’essere, di un’energia demoniaca.

  2. vito ha detto:

    ciao, vito
    (I had to link it, hope you don’t mind…)

  3. Hans ha detto:

    Un abbraccio

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