Le vie dell’amore

Quando vado dai miei, intorno all'ora di pranzo c'è la televisione accesa e sintonizzata su Forum, che a casa mia non mi sognerei mai di guardare. Ormai lo associo automaticamente a una certa atmosfera familiare. Qualche giorno fa c'era il caso di una moglie indispettita perché il marito sarebbe andato in vacanza con l'ex-moglie e con il figlio, di cinque anni. Lui sosteneva che lo faceva per il bambino e che questa vacanza con lui e la madre era il suo regalo di compleanno. In un primo momento la seconda moglie aveva accettato la cosa, ma poi, man mano che la data del viaggio s'avvicinava, aveva cominciato ad agitarsi e a preoccuparsi che il marito l'avrebbe tradita con l'ex-moglie . E quindi chiedeva al giudice, in sostanza, di costringere il marito a rinunciare a quella vacanza e ad adempiere ai suoi doveri di coniuge tenendo in considerazione il benessere psicologico di lei. Non sto qui a disquisire sulla veridicità dei casi presentati a Forum: non è questo il punto. La cosa più interessante – per così dire – è la specie di dibattito tra il pubblico che la conduttrice modera dopo l'esposizione del caso e che nel giro di pochi minuti degenera sempre in una specie di mercato delle vacche. Mi attrae e mi ripugna al tempo stesso. Quanto più l'argomento della puntata ha a che fare con l'amore, tanto più diventa animata la discussione. Quando i poveri di spirito e d'intelletto non hanno niente da dire (perché magari occorrerebbe avere una preparazione specifica per poter dire qualcosa), solitamente sono prodighi di ragionamenti e considerazioni su questo tema: non c'è niente che sciolga loro la favella come l'amore e così sono tutti soddisfatti perché possono dare il proprio contributo. Del resto il vuoto pneumatico impera e all'interno di questa vacuità sopravvive, avvitandosi su se stesso, la forma degradata del discorso amoroso.

Al di là del "piacere" di guardarlo con i miei genitori – e con mia madre che, ogni volta che c'è una qualche coppia polemica sullo schermo, sottolinea con una serie di smorfie e di sarcastici "Eh, certo" i momenti salienti, con l'intento evidente di punzecchiare mio padre, che resta per lo più impermeabile e impassibile come una sfinge – mi colpisce una certa concezione diffusa delle relazioni amorose manifestata dal pubblico durante il dibattito. Sembra che più che una relazione la gente cerchi una prigione in cui incatenare il proprio partner (secondo il motto: tu stai con me e solo con me e io ho l'esclusiva e quindi ho il diritto di controllarti) e, di conseguenza, anche se stessi. Più che una relazione – umana e dunque imperfetta – l'idea dell'amore (che, platonicamente, precede ogni amore e che spesso è agognata e bramata solo perché se ne è tanto sentito parlare, come di una pietra filosofale di cui tutti favoleggiano e che quindi invoglia anche chi, altrimenti, non ne avvertirebbe il benché minimo bisogno) diventa una zattera di salvataggio a cui aggrapparsi nella tempesta dell'esistenza. E' una relazione schifosa – sembra che dicano -, ma meglio una relazione schifosa che niente del tutto, meglio una disperazione a due, anche quando diventa una farsa, di una pacata solitudine (che poi non è più così pacata perché è, per l'appunto, la mela bacata dal verme dell'idea amorosa che rincorriamo in continuazione), perché altrimenti da soli non si è nessuno e ormai si pensa l'individuo come il moncherino di un arto amputato: una menomazione a cui guardare con pietà. O forse quel pubblico lì è, a sua volta, tutto finto, mentre la vita reale è più complessa e gli esseri reali più ragionevoli e meno propensi a impegolarsi e a incartarsi in questo genere di logomachie sull'amore.

Ma neppure io vivo nel vuoto sociale o fuori dal tempo e quindi sono altrettanto influenzato dall'imperante discorso amoroso, inteso come desiderabile obiettivo esistenziale. Però non sono saldo nei miei desideri. Dipende forse dai modelli che ho avuto, ma quando mi punge vaghezza di una relazione amorosa – quando penso, cioè, che sarebbe una condizione auspicabile (come se, oltretutto, bastasse un atto volontaristico per realizzarla, ma vabbe') – mi basta vedere la fine che fanno molte coppie dopo anni e anni di convivenza – l'indifferenza, la sopportazione, a volte il vero e proprio fastidio reciproco – per ricevere una doccia gelata che mi risveglia e mi fa passare ogni voglia. Se poi penso che spesso l'attrazione sessuale scema fino a svanire, è una tragedia se due persone si ritrovano assieme senza avere più molto in comune, perché non l'hanno mai avuto. E, invecchiando, il solco delle loro differenze si apre sempre di più, perché la vecchiaia tende a esarcerbare i tratti caratteriali degli individui. Rassegnarsi a questo dato di fatto o condannarsi alla solitudine, che con il passare del tempo si tinge sempre più di impotenza? E' un dilemma a cui non trovo risposta (o, mi si conceda la battuta, è la risposta che non trova me) – e così vengo sbattuto e risbattuto tra Scilla e Cariddi di queste due possibilità.

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4 risposte a Le vie dell’amore

  1. avi ha detto:

    Adoro queste scene da lessico famigliare, mi danno degli squarci impagabili della tua vita privata.

  2. vito ha detto:

    …ma che bravo!
    post meraviglioso.
    un abbraccio vito

  3. first ha detto:

    che belli i tuoi post. Mi vergogno di venire a sbirciare, mi provochi anche un certo fastidio con questo tuo coraggioso metterti a nudo sul web. Sei un campione di ‘razza’ (scusa il termine) rara.
    La tua perfezione baloccante fra il tedesco e il tuo italiano impeccabile, la tua scrupolosa raccolta di emozioni, desideri valutazioni gettate nel mare.
    Mi piace anche che tu metta così, con quell’orgoglio raro, la bandiera di ‘Standing Together with Israel’. Volevo solo dirti grazie, e se posso, anche augurarti tutto il meglio del meglio. Un aggettivo per te? Magico, penso

  4. AleAle ha detto:

    L’argomento è molto interessante, soprattutto le due vie che prospetti alla fine. Trovo che ce ne sia una terza: avere una relazione in cui si impari a volere bene all’altro dopo che l’innamoramento è passato. I bisogni cambiano man mano che il tempo passa. La convivenza è difficile e spesso è necessario modellare il rispettivo carattere, per far emergere un “noi”. Quando questo succede, non ci può essere nessuna gabbia. Credo che sia più facile farlo iniziando col trovare qualcuno di molto simile a sé. Con questo intendo, banalmente,qualcuno con cui si ha qualcosa in comune, dai progetti per il futuro al semplice stile di vita
    Complimenti per il blog!

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