Morrissey: cronaca (distaccata) di un concerto

MorrisseyNon sono mai stato un fan né degli Smiths né di Morrissey e il bello è che non so nemmeno perché. In teoria le loro canzoni, che fondono in maniera sapiente angosce esistenziali, fallimenti personali e senso di insufficienza di fronte alla vita con una ironia sottotraccia e quella variante tipicamente britannica di sarcasmo – del tipo: la situazione è tragica, ma non facciamo tante storie -, miscelando il tutto con melodie pop all'apparenza semplici e orecchiabili, quasi rétro già negli anni ottanta, avrebbero dovuto esercitare un indubbio fascino sull'adolescente e sul giovane tormentato che ero. E invece no, mi sono passati accanto senza che io quasi me ne accorgessi. Però ieri sera sono andato comunque al concerto di Morrissey al Teatro degli Arcimboldi, insieme con lui, che Morrissey (e degli Smiths) li ha sempre venerati.

Da qui il distacco con cui ho assistito al concerto e la sorpresa nel vedere il teatro così gremito: non pensavo che i fan di Morrissey fossero ancora così numerosi e, soprattutto, così entusiasti. Il concerto vero e proprio è stato preceduto da un'esibizione di Kristeen Young che, da sola sul palco, ha cantato qualche suo pezzo accompagnandosi alle tastiere o usando delle basi preregistrate, e da una serie di video di gruppi e cantanti degli anni sessanta, comprese icone come Nico, Brigitte Bardot e Françoise Hardy. Morrissey entra in scena alle 21.30 e attacca subito con You have killed me. La scaletta – ho letto da qualche parte in rete – è la stessa della serata di Roma, anche se l'ordine delle canzoni presentate è diverso. Lui è bravo, si muove con nonchalance sul palco, senza dare in escandescenze, e mantiene un'aria di sovrana indifferenza, lasciandosi adorare dal suo pubblico, i cui rappresentanti più convinti si accalcano lungo il palco protendendo le mani verso di lui. La voce è in buona forma… se si sentisse. Perché questo è, a mio giudizio, il difetto principale del concerto di ieri sera. Non so se sia dipeso dalla nostra posizione, in seconda galleria, o dall'acustica o da un missaggio approssimativo, ma la voce di Morrissey è stata, per la maggior parte del concerto, completamente annegata dagli strumenti, in particolare dalle chitarre che in certi momenti producevano una marmellata acustica – e relativo acufene nelle mie orecchie – difficilmente districabile. E questo è davvero un peccato, perché nelle canzoni di Morrissey (e degli Smiths) le parole contano parecchio e non sono puro contorno fonetico alla musica.

Il concerto alterna canzoni di Morrissey a vecchi successi degli Smiths, tra i quali la celebre e programmatica Meat is murder, manifesto di un vegetarianesimo militante, l'unica accompagnata dalla proiezione di un filmato che documenta i maltrattamenti degli animali destinati al macello e che, almeno dalla seconda galleria, risulta tagliato nella parte superiore. E così, tra un cambio di camicia e l'altro – tre, per la precisione, inclusa quella "leopardata" -, arriviamo alla conclusione, dopo un'oretta e mezza di esibizione. Morrissey e i suoi musicisti – impagabile il chitarrista vestito da donna, tra l'altro – tornano sul palco per un unico bis (How soon is now, introdotta da una parte cantata a cappella), durante il quale si consumano dei riti che mi dicono essere tradizione ai suoi concerti. Qualcuno lancia un mazzo di fiori, un altro gli regala due quarantacinque giri – Rita Pavone e Milva -, un fan club gli porge una bandiera dell'Italia con la sigla TIALTNGO (There is a light that never goes out, titolo di un brano degli Smiths), e last but not least c'è il rito degli "arrampicatori su palco". Dalle prime file qualcuno tenta di salire in scena e qualcuno ce la fa e riesce anche ad abbracciare Morrissey, mentre altri vengono sbrigativamente ributtati giù dai ragazzi della security.

Setlist:
You have killed me / Still ill / I'm throwing my arms around Paris / Every day is like Sunday / Maladjusted / Last night I dreamt that somebody loved me / Ouja board / Black cloud / Shoplifters of the world unite / I will see you in far-off places / Action is my middle name / I know it's over / One day goodbye will be farewell / People are the same everywhere / Meat is murder / To give is the reason I live / Alma matters / You're the one for me, Fatty / Let me kiss you.
Bis:
How soon is now

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4 risposte a Morrissey: cronaca (distaccata) di un concerto

  1. rose ha detto:

    Si sentiva così male da essere un vero scandalo, pure a metà platea dov’ero io. Ci dev’essere stato un problema di missaggio sbagliato – imperdonabile in un posto e un evento così – ma lui non era in voce e il gruppo mi ha deluso: almeno ascoltato così, pareva una banda di manovali prestati al palcoscenico. Saranno pure vegetariani ma le canzoni degli Smiths me le hanno massacrate!

  2. stefano ha detto:

    Quindi sono stato troppo buono nel mio giudizio 😉 ?
    Vabbe’. Lunedì prossimo vado a vedere zia Clotilde a.k.a. Franco Battiato.

  3. rose ha detto:

    lì non ci troviamo neanche per sbaglio :o)

  4. Valeria ha detto:

    È vero l’acustica era pessima ed il teatro era buissimo! È risaputo che questo è un problema degli arcimboldi! Il giorno dopo a Firenze invece è stato stupendo, bellissima l’arena all’aperto, ottima acustica, ottime luci e ottimo Morrissey!

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