Lo “scandalo” della prostituzione studentesca

Ogni tanto salta fuori la stessa storia: un reportage straordinario sulle studentesse universitarie che, per arrotondare o per concedersi qualche extra, si fanno pagare per fare sesso, pur non esercitando professionalmente l’antica arte del meretricio. Ricordo, di recente, un libro pubblicato da Rizzoli, se non erro, in cui l’autore – un giornalista di cui non rammento il nome – era andato in cerca di tutte queste studentesse prostitute a part time per indagare sulla loro storia e capire che cosa le aveva spinte a quell’attività. Ricordo anche che l’ho letto, a spizzichi e bocconi, la mattina seduto sul cesso, per favorire la defecazione. Poi l’ho buttato (ché tanto era un avanzo di redazione).

Stavolta tocca al Corriere della Sera, che ha pubblicato un pezzo grondante perbenismo, a partire dal titolo (“La storia (brutta) di Ilaria”) fino alla frase finale (“Provare a immaginarsi un luogo dove avere una progettualità più ampia che si prenda cura del tempo di tutti, anche di quello di Ilaria”, come se magari a “Ilaria” e ad altre come lei non andasse benissimo usare il proprio tempo facendosi pagare per fare sesso). Il pezzo è stato ripreso e commentato oggi dal blog del Corriere Solferino28anni, che in teoria è dedicato al mondo giovanile ed è curato dai redattori più giovani della testata, in cui si pone – un po’ capziosamente e, forse, in maniera retoricamente speranzosa – la domanda: “Fareste sesso a pagamento per pagarvi gli studi?”. La speranza è che, naturalmente, i giovani lettori comme-il-faut del Corriere rispondano: No, giammai!

Noto innanzitutto che si parla sempre di ragazze che si prostituiscono o al massimo, in qualche commento, di ragazzi che fanno gli “gigolo” per “signore mature” e non di ragazzi che smarchettano per altri uomini, come se anche questo non fosse un possibile mercato, benché – forse – meno redditizio di quello della prostituzione femminile (giacché il potere della scarsità è decisamente minore tra gli omosessuali maschi, il che, per la legge della domanda e dell’offerta, dovrebbe abbassare i prezzi delle prestazioni e le possibilità di guadagno). Io posso dire che se ai miei tempi avessi avuto le physique du role e la capacità di farmelo rizzare con la sola forza di volontà, a prescindere da chi avessi avuto davanti, l’avrei fatto. Per disgrazia mia, invece, mi piacevano (e mi piacciono) i miei coetanei o quelli più giovani di me (oggi più questi ultimi che i primi, in realtà) e difficilmente, ventenne, avrei potuto convincere un altro ventenne a pagarmi per scopare con me. E con un cinquantenne avrei senz’altro fatto cilecca. Tanto di cappello – o di cappella? -, quindi, a tutti quelli che sono in grado di garantire una prestazione decente a comando.

Anzi, a dirla tutta, io trovo comprensibile – e in qualche modo addirittura lodevole – ed eticamente ineccepibile chi offre sesso a pagamento per “arrotondare” o per condurre uno stile di vita più “lussuoso” di quello che altrimenti potrebbe permettersi. In questo caso si tratta di una scelta libera: ci sono certe cose che piacciono e che costano e se il modo di avere i soldi per ottenerle è concedere provvisoriamente in uso a terzi una parte del proprio corpo, perché non farlo, visto che non c’è costrizione? Non è certamente il caso di chi si prostituisce perché deve guadagnarsi il minimo indispensabile per sostentarsi o – peggio ancora – di chi viene costretto con la forza alla prostituzione: in quest’ultimo caso, poi, siamo nell’ambito del crimine contro la persona che dovrebbe essere punito in quanto tale.  Ma per quanto riguarda le studentesse – e gli studenti – che sono capaci di farlo (superando magari il ribrezzo che proverebbero nel fare sesso con qualcuno con cui gratis non lo farebbero o, nel caso dei maschi, procurandosi un’erezione a comando), è un’attività che io consiglierei, persino: massima resa (economica) con il minimo sforzo e un ridotto impiego di tempo, dato che gliene resterebbe a sufficienza per studiare e non gli cuocerebbe il cervello come invece farebbero altri impieghi usuranti. Senza contare che la cosa dovrebbe fare contenti anche i "socialisti", perché si tratterebbe di una forma straordinaria di redistribuzione del reddito (oltre che di solidarietà intergenerazionale).

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Una risposta a Lo “scandalo” della prostituzione studentesca

  1. Vito ha detto:

    È talmente razionale che mi sembra impossibile darti torto, ma appunto è “tutto di testa” … Io invece sarei curioso di sapere che cazzo hanno in testa queste/questi.
    Sará che mi sembra talmente bello farlo per il piacere di farlo e talmente insopportabile che qualcuno mi si butti addosso o solo mi tocchi se non ho “voglia” che lo faccia…pensa un alito che non hai scelto, un odore che non scegli. Non so a me sembra difficilissimo…tranne quando “da giovane” il passare per un marchettaro (che tempi!) era di per se un motivo di arrapamento, ma a quel punto diventava erotica la situazione.
    A freddo, “per arrotondare” proprio non se ne parla… Ma non so se è una menata tutta mia e si può fare tranquillamente, come a te sembra, senza che sia anche questa un’attività a modo suo “usurante”.
    Ciao Vito

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