Una “Bernarda” nei chiostri di Sala Fontana

Bernarda albaPassioni, gelosie, ripicche, invidie, tutte al femminile e a malapena tenute a bada da una madre megera e dominatrice, tanto che sfociano in una doppia tragedia finale. Un vero nido di vipere quello messo in scena in La casa di Bernarda Alba di Federico Garcìa Lorca, visto ieri sera alla "Sala Fontana".

Il testo l'avevo letto qualche tempo fa e la vicenda non la ricordavo più con esattezza ma, a poco a poco, è riemersa dalle tenebre della dimenticanza. La pièce comincia appena dopo le esequie del marito di Bernarda, che si ritrova sola nella sua casa con le figlie e con la serva. La figlia maggiore Angustias, che erediterà i denari del morto e che ha già trentanove anni, sposerà il giovane Pepe Romano, con cui conversa a distanza restando rinchiusa in casa. Ma la prospettiva delle nozze non rallegra le sorelle, ma anzi ne suscita la gelosia. Sanno tutte – e lo sa anche la madre – che il giovane Pepe mira solo ai soldi e che è innamorato, ricambiato, della più giovane Adele, con cui ha trascorso la notte precedente, dopo aver salutato Angustias verso la mezzanotte e mezzo. Ad assistere impotente e livida c'è però anche Martirio, l'altra sorella che pure si è invaghita di Pepe: solo la serva ha capito tutto e cerca di mettere in guardia Bernarda. Questa, però, è inflessibile nel dettare la sua volontà: sarà Angustias a doversi sposare con il giovane e, finché lei è viva le figlie dovranno obbedire.

La pièce è claustrofobica, perché claustrofobiche sono le vite delle protagoniste. La casa, da cui alle ragazze non è consentito uscire, rappresenta un po', e più in piccolo, una società dominata e soffocata dalle convenzioni e dalla rigidità dei ruoli assegnati (alle donne, in questo caso), in cui la massima importanza è il rispetto della forma e dell'onore, su cui veglia per l'appunto Bernarda Alba. Così si è sempre fatto e così si farà, anche a costo di provocare, alla fine, una doppia tragedia: meglio la morte del disonore. E infatti, quando Bernarda riporta in scena Adele, morta, continua a ripetere: "E' morta vergine", come se fosse questo il punto essenziale che la riscatta e, soprattutto, come se bastasse ripetere questa frase come un mantra perché diventi automaticamente vera.

Tuttavia questo clima soffocante e dominato dalla morte che, letteralmente, incornicia l'azione – la pièce comincia con un funerale e si conclude con due morti – non riesce a cancellare lo slancio vitale delle figlie di Bernarda. Il loro desiderio di vivere e di amare è più grande e, come una specie di vapore, preme contro le pareti, filtrando fuori dalle crepe. Lo si nota, per esempio, nella scena in cui tutte si affacciano a guardare gli uomini che tornano dai campi: in questa occasione si mescolano la sensualità e l'anelito per una vita più libera, la vita di chi può muoversi per i campi e, in senso più lato, per la vastità del mondo. L'erotismo è una forza vitale che si contrappone alla cappa di morte e di immobilità che grava sulla casa. Sarà banale e scontato dirlo, ma è proprio tra i due poli di eros e thanatos che oscilla la tragedia di Garcìa Lorca.

Efficace la trovata di rappresentarlo nei chiostri, all'aperto, che ricordano vagamente la corte di una casa spagnola. Senza le distrazioni della scenografia, lo spettatore è costretto a concentrarsi al massimo sui personaggi e sulle loro parole. Operazione non sempre molto agevole, considerato il contesto urbano in cui si è svolta la rappresentazione, con il suono delle campane della chiesa adiacente – Santa Maria alla Fontana -, il rombo di qualche moto per strada o i frequentatori, ormai sparuti, del parco lì vicino. E le stesse attrici devono fare in modo di dare il massimo con la voce e i gesti. Io le ho trovate bravissime e convincenti. Anzi, verso la fine ho provato anche una punta di commozione. Mi sembra quindi giusto citare il cast tutto al femminile: Raffaella Boscolo – che, oltre a interpretare Bernarda Alba, è anche la regista -, Paola Giacometti (la serva), Elena Ferrari (Maddalena), Monica Faggiani (Angustias), Chiara Anicito (Amelia), Silvia Soncini (Martirio), Arianna Aragno (Adele).

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