“Chillerama”, omaggio e parodia del B-movie horror

Chillerama è un omaggio ai film americani di serie z, soprattutto di genere horror o vagamente fantascientifico, degli anni cinquanta e sessanta e, allo stesso tempo, ne è una parodia volutamente parossistica e trash. Costruito come un film a episodi, inseriti in una cornice che è a sua volta un B-movie (anzi, uno Zom-B-movie) e che è cinema nel cinema, una grottesca mise-en-abime del genere, perché ambientato in un drive-in la notte dell'ultima proiezione prima che venga chiuso.

WadzillaIl primo dei tre episodi s'intitola Wadzilla e sfrutta il classico tema dell'esperimento scientifico che va male e ha conseguenze terrificanti. In questo caso il malcapitato è un uomo che soffre di una forma particolare di oligospermia: quando eiacula emette un unico, lentissimo spermatozoo. Il suo medico gli propone una cura sperimentale che produce un effetto insolito. Invece di moltiplicare e accelerare i suoi spermatozoi, gli ingigantisce e inferocisce l'unico che ha. Il medico gli consiglia di eliminarlo, masturbandosi, non appena avverte una pressione all'inguine. Durante una blind date, alla vista della bella ragazza che lo riceve, è costretto a correre in bagno e a "liberare" un enorme spermatozoo, che riesce a fuggire dalla finestra. Da quel momento cresce sempre di più fino a devastare e a terrorizzare tutta New York. Viene allertato l'esercito, perché lo spermatozoo sta per fecondare l'unica donna abbastanza grande da accoglierlo: la Statua della Libertà. L'episodio è pieno di effetti speciali dozzinali e kitsch, tipici dei film in bianco e nero degli anni cinquanta, ma applicati qui in un film a colori. Il finale è, per così dire, lieto: lo spermone viene bombardato e, esploso, cade sulla città imbiancando tutti i protagonisti, in una sorta di mega-bukkake.

Sean_paul_lockhartIl secondo episodio, I Was a Teenage Werebear (Ero un orsetto mannaro), è il motivo per cui mi sono procurato tutto il film. Protagonista è Sean Paul Lockhart, meglio noto agli aficionados del porno gay come Brent Corrigan, che qui comincia una carriera da attore "tradizionale" nella parte di Ricky, un adolescente sessualmente un po' confuso. Ricky ha una ragazza, ma non riesce a far vagare lo sguardo quando in spiaggia – siamo nella California del 1952 – vede passare qualche bel maschio. Qui il genere è misto: da un lato c'è la commedia musicale in stile Grease, con un sacco di canzoncine cantate anche dallo stesso Lockhart, e dall'altro c'è il genere horror del "lupo mannaro". La lotta interiore di Ricky si fa più aspra quando il capo di un'altra gang di ragazzi lo salva da un camion (che invece investe e rimbecillisce la sua ragazza). Questi sono tutti bear, nella doppia accezione di "orsi" in senso gay e di veri e propri "orsi mannari", che si trasformano quando si eccitano. Lentamente anche Ricky soccombe e si orsifica e a poco gli serve opporsi, cantando in jockstrap "I must purge my urge". Dei tre episodi è quello forse meno riuscito, perché viziato dal desiderio di trasmettere un messaggio politically correct che rovina un po' il gusto della parodia. Alla fine resto dell'idea che è meglio per Sean Paul continuare a diffondere gioia con quello che sa fare meglio – e non è recitare.

The-diary-of-anne-frankensteinIl terzo episodio, The Diary of Anne Frankenstein (Il diario di Anna Frankenstein), è il piccolo capolavoro dei tre, anche dal punto di vista estetico, malgrado il punto di partenza non sia proprio di buon gusto. Girato in bianco e nero, inizia con un'irruzione di alcuni nazisti, Hitler in persona incluso, in una soffitta dove si nasconde una famiglia di ebrei, discendenti di un famoso scienziato che ha creato un mostro e ha raccontato come farlo nel diario del titolo. I nazisti se ne impossessano e uno Hitler ridotto a macchietta – è appassionato di puzzle raffiguranti cuccioli di cane – si rifugia nel suo laboratorio, affiancato da un'arrapata Eva Braun, per dare vita al mostro. Che però si rivela essere un golem di nome Meshugannah e, in sostanza, un ebreo potente e incazzato che stermina i nazisti presenti: uno lo decapita con una menorah, un altro lo soffoca con una tefillah. La cosa divertente di questo episodio, però, è che tutti i personaggi parlano in tedesco perfetto (con i sottotitoli in inglese), tranne Hitler (Joel David Moore), che si esprime in un tedesco grottesco completamente inventato, ma adeguatamente sottotitolato.

Come dicevo, però, la stessa cornice è un horror di serie Z, in cui tutti gli spettatori del drive-in diventano zombie. Zombie ossessionati dal sesso, che copulano ovunque e con chiunque. Mostruosi, morti e dilaniati ma con il chiodo fisso della scopata, per cui non occorrono più nemmeno dei corpi interi. E, come da ricetta tradizionale, c'è solo una giovane coppia, entrambi ancora vergini, che si trova a combattere in solitaria contro tutti, fino a rinchiudersi in cerca di salvezza nella propria macchina. Fino a quando non scorrono i titoli di coda, si riaccendono le luci e vediamo il pubblico in sala che, a sua volta, ha assistito al film Chillerama. La cornice incorniciata, insomma.

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