Nuove stelle per gli orfani di Utopia

L'entusiasmo per François Hollande, soprattutto in Italia dove siamo facili agli entusiasmi per certi personaggi stranieri come se quello che succede altrove equivalesse a quello che potrebbe succedere qui e anzi lo preannunciasse (con il corollario ridicolo dei nostri uomini politici che sembrano attribuirsi il merito dei successi altrui e vi vedessero l'annuncio luminoso dei loro successi futuri), facendo la tara delle diversità tra i vari paesi ovvero ignorandole del tutto, mi sembra piuttosto una manifestazione del nostro piacere a farci raccontare delle favole e di quella tendenza a volerci credere, convincendoci che siano vere e si possano realizzare. La favola, qui, è che al disastro in cui versa l'Europa si possa porre rimedio con ricette come l'assunzione di sessantamila insegnanti in più o di migliaia di dipendenti pubblici, l'abbassamento dell'età pensionabile a sessant'anni e via promettendo, come se la spesa pubblica e il debito pubblico fossero una variabile indipendente di cui non tenere conto, come se per mantenere quelle promesse non servisse aumentare le tasse e sottrarre ancora più reddito ai cittadini, e come se i soldi degli altri non finissero mai. Beati quelli che pensano che sia possibile ridistribuire una ricchezza che non c'è o che non si riesce più a produrre e scellerati e irresponsabili quegli uomini politici che glielo lasciano credere: vi daremo tutto quello che volete, tanto, prima o poi, pagherete voi – o i vostri figli. Bisognerebbe dire qualcos'altro, invece: i debiti si pagano e non se ne fanno altri se non ce lo si può permettere, esattamente come ogni individuo non contrae debiti se non può restituirli, ma taglia invece le sue spese; la moderazione fiscale è fondamentale, perché il denaro dei contribuenti è prezioso e non va scialacquato; la stabilità monetaria e la lotta all'inflazione sono centrali, perché servono a salvaguardare chi ha risparmiato qualcosa per il suo futuro. Ma a dire cose così non si riscaldano i cuori degli orfani di Utopia, ai cui occhi un burocrate che promette più posti pubblici diventa una specie di stella guida per il futuro. Non brillerà a lungo.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Incursioni nella polis. Contrassegna il permalink.

3 risposte a Nuove stelle per gli orfani di Utopia

  1. Paolo ha detto:

    ” esattamente come ogni individuo”
    uno Stato non è un individuo, e attua politiche economiche molto diverse. Tutti gli stati del mondo hanno consolidato il loro debito pubblico, anche più volte, anche decine di volte, e non è morto nessuno; anzi ogni volta che l’hanno fatto l’economia è cresciuta e ha costruito nuova ricchezza per tutti.
    (“Tutti” no: c’è uno stato che ha sempre pagato il debito, Città del Vaticano)

  2. Angelo Ventura ha detto:

    Abbiamo bisogno di leaders che vadano oltre il tagliare, il tassare e lo strozzare. Monti rischia di essere incriminato per induzione al suicidio. Ci vogliono misure per la crescita, le banche devono pagare anche loro, e la Banca Centrale Europea deve stampare Euro, non i singoli stati. Senza misure che incentivino l’economia, rischiamo di finire come i pazienti di quel medico di cui si diceva: “L’operazione è riuscita perfettamente. Peccato che il paziente sia morto”.

  3. avi ha detto:

    Parole sante ! Il problema è che i figli di Utopia vogliono vivere secondo il principio di sogno invece che di quello di realtà. Per loro le richezze ci sono e basta, non c’è che da redistribuirle. Se i Greci oggi si trovano alla fame la colpa non è dei bilanci falsificati che hanno presentato per entrare nell’euro (e che nessuno alla BCE evidentemente ha verificato con diligenza) o dei debiti che hanno contratto a tassi di interesse bassissimi grazie all’euro (tra il 4 e il 6% in media invece del 18/20% se fossero rimasti con le dracme. No, la colpa è del FMI, della Banca Mondiale, della BCE, della Merkel, della Germania, dei Tedeschi, del capitalismo, di chiunque ma mai di quanti hanno fatto i furbi pensando di poterla fare franca per sempre, senza curarsi delle conseguenze per chi sarebbe venuto dopo.
    La Grecia: un paese dove non c’è il catasto (!), che non produce niente, con una massa di dipendenti pubblici che corrisponde a quasi il 20% del totale della forza lavoro, un’evasione fiscale che non è neanche quantificabile tanto è diffusa, dove fino a poco tempo fa si andava in pensione a 50 anni di età e con 20 anni di contributi, e dove il lavoro di parrucchiera era considerato usurante. La differenza con l’Italia è solo di grandezze, non di qualità.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...