Conservare il presente

Più invecchiamo, più diventiamo conservatori, anche se sosteniamo il contrario. Non mi riferisco all'aspetto politico, anche se questa evoluzione può avere delle ricadute pure lì, ma all'esperienza umana nella vita di tutti i giorni. Ci aggrappiamo, insomma, a quello che c'è – e poco importa che sia poco, magari -, proprio per il fatto che c'è ed è sicuro. Il tempo, per di più, che è il bene per eccellenza scarso, si riduce sempre di più e non lascia molto spazio alle ipotesi di rivolgimenti totali, al fumo di un avvenire incerto. Possiamo continuare ad accarezzare qualche illusione, è vero, ma sotto sotto sappiamo che questo è e non altro: un'illusione. E crederci è solo un modo per salvare la forma, o tutt'al più un sogno a occhi aperti, una fuga, quando ci sembra che il presente ci stringa troppo alla gola. Altrimenti diventiamo diffidenti delle novità, a meno che non siano strettamente indispensabili alla nostra sopravvivenza, ci gettiamo alle spalle gli entusiasmi giovanili e apprezziamo quello che c'è e che il risultato della nostra storia. Dire tutto questo può sembrare sconfortante, perché ci siamo abituati a credere che il continuo rinnovamento e il progresso che naturalmente ne conseguirebbe siano il polo positivo a cui tendere, ma non è necessariamente vero: tenere le posizioni, in fondo, potrebbe essere anche fonte di serenità e incentivo all'equilibrio. Chissà che una forma di saggezza non consista anche nel deporre le armi e non voler regredire a quel che non c'è più – come fanno i reazionari – o anelare a ciò che, sconosciuto, ancora non c'è – come fanno i progressisti. Per farlo, però, bisogna avere qualcosa da conservare e convincersi che sia degno di essere conservato. E questo richiede forse uno sforzo maggiore.

Questa voce è stata pubblicata in Appunti e riflessioni, Due giri intorno al mio ombelico. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Conservare il presente

  1. paolo ferrario ha detto:

    che la vita sia illusione ce lo ha detto con incontrovertibile forza leopardi
    sai che , in fondo, trovo (ho ormai 64 anni) questa convinzione perfino adatta a sopra-vvivere?
    e allora “conservare” almeno qualche nucleo del nostro io, infischiandocene delle sirene del mondo esterno lo trovo così adatto al compito!
    associo quest’ultima mia considerazione personale a questa poesia:
    Io sono Nessuno – e tu chi sei?
    Sei Nessuno anche tu?
    Allora siamo in due – non dirlo,
    potrebbe spargersi la voce!
    Com’è pesante essere Qualcuno!
    Così volgare – come una rana
    che gracida il tuo nome tutto Giugno
    ad un Pantano in estasi di lei!
    EMILY DICKINSON
    in SILVIO RAFFO, IO SONO NESSUNO vita e poesia di Emily Dickinson, Le Lettere

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...