Del perché i debiti, se si fanno, poi vanno anche pagati

Quando nell'aprile 2002 ho fatto il mutuo per comprare la casa dove ora abito ero terrorizzato. Temevo che poi non sarei riuscito a pagarlo, quindi ho preferito abbassare il budget, fare un mutuo decennale e non più lungo, chiedere "solo" sessantamila euro e non di più (anche se, con un mutuo ventennale, avrei potuto chiedere non dico il doppio, ma magari novanta o centomila euro, e quindi permettermi un appartamento più grande). Qualche anno fa, poi, la banca con cui l'avevo sottoscritto – e che intanto era stata assorbita da un'altra banca più grande, ma sempre inglese -, si è fatta viva per chiedermi se per caso non volevo un altro prestito: evidentemente ero così solvente da fargli gola. E invece no: un debito da estinguere mi sembrava già abbastanza, non mi sembrava il caso di farne un altro per comprarmi, che ne so, un'auto, l'arredamento nuovo, o un appartamento più grande.

Avrei potuto fregarmene, chiedere un prestito dietro l'altro – ammesso che qualcuno me li avesse concessi -, e poi, al momento della scadenza, protestare perché nessuno mi ha fermato prima e rifiutarmi di estinguerli, chiedendo anzi la cancellazione immediata del mio debito. Salvo poi, naturalmente, rivendicare il diritto di condurre esattamente lo stesso stile di vita di prima, senza rinunciare a nulla. Magari m'indignerei pure se non volessero più prestarmi i soldi in futuro. Del resto non è questo l'esempio che viene indicato a modello? L'Islanda, che in un sussulto di dignità rifiuta di pagare il suo debito pubblico estero, e qui da noi gli "indignati" che dicono: bene, bravi, così si fa.

Vengo al dunque: vedo che c'è chi, indignato, protesta e manifesta contro – tra le altre cose – l'alto debito pubblico italiano dichiarando che "non è il mio debito", sottintendendo quindi che a pagare dovranno essere altri o, ancora meglio, che bisognerebbe seguire l'esempio dell'Islanda. E invece il problema è proprio questo: l'enorme debito pubblico dell'Italia è anche il debito di ciascuno di noi (non soltanto, ma anche), che in un modo o nell'altro ne abbiamo tratto qualche vantaggio. Anche se, per esempio, non siamo banchieri o politici di professione – tanto per indicare due dei gruppi che più spesso finiscono sul banco degli imputati. Magari conosciamo qualcuno che è andato in pensione in giovane età e da allora percepisce un assegno mensile, il cui valore totale ha certamente già superato tutti i contributi versati. Oppure qualcun altro che lavora nell'ipertrofico settore pubblico. O qualcun altro, ancora, che coltiva una di quelle attività artistiche possibili solo grazie ai finanziamenti pubblici, perché nessuno tirerebbe fuori un euro di tasca sua per averle (Mai sentito parlare di quei film che costano più in finanziamenti statali di quanto poi incassino al botteghino? Qualcuno ha mai letto l'elenco dei film sponsorizzati dall'ente – pubblico – pugliese per il cinema?). Poi gli stessi che proclamano di non avere nulla a che fare con "questo debito", sono anche quelli che vorrebbero avere il "salario minimo garantito" – per il solo fatto di esistere, per la loro bella faccia, suppongo – oppure vivere di arte – e che cos'è l'arte lo stabiliscono loro, ovviamente -, perché andare tutti i santi giorni in ufficio a lavorare è cosa troppo volgare, da prosciugargli lo spirito creativo. Chissà da dove pensano di cavare i soldi.

Quando lo Stato apriva i cordoni della borsa per elargire denaro pubblico, ne hanno – ne abbiamo – approfittato in tanti e, contrariamente a quanto farebbe singolarmente ognuno di noi (o, per lo meno, a quanto ho fatto io con il mio mutuo), non abbiamo fiatato quando sono stati fatti altri debiti perché i contanti non bastavano più. Senza contare, poi, che molti di questi prestiti li hanno fatti molti di noi allo Stato, sottoscrivendo Bot, Btp, Cct e via discorrendo: in questo caso, oltre che il "nostro debito", è anche il "nostro credito", e io già me la vedo, una bella guerra civile in cui metà della popolazione si rifiuta di restituire all'altra metà i soldi che ha preso in prestito (anche se, naturalmente, le cose sono più intricate di quanto si potrebbe ipotizzare con una divisione così netta, puramente accademica). Ho il sospetto che, se già siamo nella merda così, le ricette campate per aria degli indignados nostrani ci garantirebbero il colpo di grazia definitivo.

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7 risposte a Del perché i debiti, se si fanno, poi vanno anche pagati

  1. nomedelblog ha detto:

    hai nesso molti chissà da dove credono, chissà come pensano di…
    non credono. non pensano. l’ignoranza è un’opinione come un’altra per questa gente, temo.

  2. Simone ha detto:

    Io posso concordare sul concetto “i debiti di pagano” ma non ho ben capito perche io trentaduenne dovrei avere la prospettiva di una pensione miserabile perche’ la generazione dei miei genitori ha permesso a molti 35enni o poco (statali) di andare in pensione. Oppure mi domando e´colpa mia se l´alta velocita in Italia e´costata 5 volte che in francia o in Spagna???
    Poi il punto non e´ pagare il debito ma a chi farlo pagare! Diciamo cosi: prima di aumentare l´IVA, mandare in malore scuola e sanita’ io qualche ideuccia su dove trovare i soldi ce l´avrei…esempio: lo scorso hanno abbiamo fatto pagare il 5 % di tasse su 80 miliardi di esasione fiscale (scudo fiscale) se ne prendiamo il 30% (come han fatto in altri Paesi) ci paghiamo una bella finanziaria…poi magari a quelli che hanno fatto rientrare questi 80 miliardi visto che e´ certo che abbiamo evaso pure altro gli facciamo una bella verifica fiscale…se hanno dichiarato un reddito che non giustifica il loro tenore di vita gli sequestriamo seduta stante quello che il loro redditto dichiarato non permette di comprare…non risolveremo tutti i problemi ma forse (dico forse) saremo sulla buona strada….

  3. Paolo ha detto:

    Questa idea che il debito pubblico si paghi, sempre e comunque, è una idea quantomeno bizzarra e profondamente antistorica: l’unico paese al mondo che ha sempre pagato il suo debito è la Città del Vaticano, e prima di apprezzare questo tuo clericalismo vorrei chiederti se ho capito bene 🙂
    Tutti gli altri hanno fatto default più o meno spesso (l’Italia quattro volte, da quando esiste; gli Stati Uniti dopo la guerra di Secessione e la crisi del ’29, ora sintetizzo) e dopo ogni default c’è stato un momento di crescita estrema dell’economia.
    Il punto quindi non è “pagatevelo voi” bensì “non deve pagarlo nessuno”; e, sorpresa, quando succede questo default alle banche non succede esattamente niente.

  4. nomedelblog ha detto:

    simone, idee giuste o idee sbagliate che siano, bisogna poi vedere se sono realizzabili. se la soluzione è solo andarne a prendere ancora e mai tagliare, e per la politica la soluzione sarà sempre quella, non possono che andare a prendere nel mucchio grosso.

  5. Simone ha detto:

    @ nomedelblog:
    certo che si deve tagliare ma cosa la scuola e la sanita’ oppure magari pensioni degli statali? oppure le spese assurde in opere pubbliche senza senso (vedi il Ponte sullo stretto).. costruire una ferrovia allo stesso prezzo che in Francia o in Spagna non sarebbe un bel taglio???

  6. Lorenzo ha detto:

    A parte lo spirito polemico verso una pluralità di persone indicate genericamente come indignati a cui si attribuiscono indistintamente le stesse opinioni è un’analisi condivisibile.
    A parte il fatto che la metafora col debito personale non calza dal momento in cui la maggior parte delle persone non si è recata in banca a chiedere un prestito ma si è vista arrivare semplicemente i soldi (sotto forma di servizi, privilegi o quello che vuoi. Diciamo che un figlio se il papà gli compra la playstation non gli chiede dove ha preso i soldi.
    Ti invito a considerare che vi sono in giro, anche tra la gente che protesta, idee un po’ più complesse.
    Saluti

  7. aitan ha detto:

    Solo per dire che lavoro nell’ipertrofico settore pubblico, ma credo che i miei 1560 euro al mese (dopo oltre 20 anni di servizio) me li merito tutti, e non credo di rendere molto meno di colleghi tedeschi, svizzeri o francesi che, a parità di lavoro, guadagnano molto di più.
    In questo paese è in atto una guerra tra poveri dove spesso si spara nel mucchio.

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