I turbamenti del giovane Mike: “Deep End”

Deep-End-rerelease-007 Deep End (“La ragazza del bagno pubblico”, in italiano) film di Jerzy Skolimowski del 1970 è stata una sorpresa, una pellicola che mi ha spiazzato, soprattutto considerando il fatto che non ne sapevo nulla fino a poco tempo fa e che me la sono procurata per motivi nient’affatto “nobili”. Il protagonista maschile – Mike – è interpretato dal giovane John Moulder-Brown, conosciuto grazie al film di Eloy de la Iglesia “Juego de amor prohibido”, che mi aveva così affascinato da indurmi a cercare qualcos’altro che lo vedesse protagonista. E così sono arrivato a questo Deep End.

La storia, nei suoi elementi fondamentali, è piuttosto lineare. Mike trova un lavoretto come inserviente nei fatiscenti bagni pubblici di Newford, a Londra, dove è già impiegata anche Susan (Jane Asher), una bella ragazza dai capelli rossi. Lui si invaghisce subito di lei: è adolescente, ha gli ormoni che gli ribollono e, come se non bastasse, Susan – che si accorge delle attenzioni di Mike – è la tipica “cockteaser”* che si diverte a stuzzicarlo senza però mai dargli soddisfazione. In compenso lo getta tra le braccia delle attempate frequentatrici dei bagni, chiedendogli di sostituirla nella sezione femminile quando lei si ritira in un camerino con il suo amante, l’istruttore di ginnastica. Susan è anche fidanzata con un tizio dall’aria cavallina e una sera, dopo la chiusura dei bagni, Mike li segue. E’ anche l’occasione per mostrare una Londra notturna, scrostata e piuttosto sordida. La Londra dei nightclub privati, dei locali di strip-tease e delle prostitute che ricevono in “salette” improvvisate affacciate sulle stradine desolate di Soho (come quella che a Mike chiede due sterline e mezzo invece di cinque perché ha la gamba ingessata).

A colpire, di questo film, non è soltanto la rappresentazione del ridestarsi dei sensi del giovane Mike e dei suoi turbamenti sessuali, che lo portano ad agire d’impulso sfidando la rigidità delle convenzioni sociali, bensì anche un certo carattere surreale delle scene, che non di rado sfociano nell’assurdo. Penso per esempio alla notte in cui Mike, in attesa che Susan e il fidanzato “cavallino” escano dal nightclub in cui lui non è potuto entrare perché non è membro, ordina e consuma quattro hot dog con la senape dal baracchino gestito da un cinese. Cinese che alla fine gliene offre un quinto gratis, come segno di gratitudine. Benché l’impianto generale della trama sia chiaro – e risulti tale in maniera ancora più netta man mano che il film procede verso la fine -, i singoli episodi sembrano generarsi da sé, per impulso autonomo e spontaneo, come se da un evento ne procedesse direttamente un altro, senza dare l’impressione che obbedisca a una geometria narrativa prefissata (il che, probabilmente, non è vero, ma l’effetto è quello di una notevole freschezza inventiva). A questo contribuisce una regia, apparentemente caotica, che in certi momenti sembra un’anticipazione – più di vent’anni prima – del “dogma” degli scandinavi: scene movimentate, oggetti e personaggi che riempiono lo schermo creando una realistica confusione (come, per esempio, la scena in cui Mike fa scattare l’allarme antincendio nei bagni pubblici, causando un fuggi fuggi generale) e gusto per l’aspetto orrido (ma veristico) dei personaggi di contorno.

Il film culmina in un finale che è al tempo stesso assurdo ma realistico, poetico e straniante: Susan perde in mezzo alla neve il diamante del suo anello. Non riuscendo più a trovarlo, Mike traccia un cerchio intorno alla ragazza, raccoglie tutta la neve in un paio di sacchi e la porta nel bagno pubblico. Insieme, nella piscina vuota, cominciano a scioglierla in un bollitore da tè. Finché Mike trova il diamante e come ricompensa ottiene ciò che ha desiderato da quando ha visto Susan per la prima volta – anche se la realizzazione del suo desiderio si traduce in un anticlimax. Il “deep end” a cui allude il titolo inglese non è soltanto l’estremità più profonda di una vasca, ma anche il lato insondabile del desiderio sessuale, soprattutto quando è così impetuoso e invade totalmente un individuo ancora del tutto inesperto nelle cose del sesso. La “parte profonda” ha anche in sé quella dimensione di tragedia su cui si chiude la pellicola.

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Una risposta a I turbamenti del giovane Mike: “Deep End”

  1. Alba Parietti ha detto:

    Sai che in Francia l’hanno riproposto quest’estate al cinema con una copia nuova? Ha un grande seguito questo film.

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