Londra, prima tranche

La prima parte del mio soggiorno a Londra e' terminata ieri. Stavolta non sono venuto da solo, ma con F., che mancava da questa citta' dal 1996. Da allora ne sono cambiate di cose. Per me e' stata un'esperienza molto interessante, da due punti di vista. Per quanto riguarda il primo, non avevo mai viaggiato con F. e, inizialmente, ero un po' inquieto: un conto e' frequentare qualcuno di tanto in tanto, un altro conto e' passarci quasi cinque giorni ininterrottamente. Invece l'esperienza e' stata quanto di piu' idilliaco mi potessi immaginare: ho avuto, oltretutto, la benedizione di un compagno di viaggio che ha praticamente i miei stessi bioritmi e che si sveglia la mattina presto come me, che non si stanca a macinare chilometri su chilometri a piedi. Dal secondo punto di vista, invece, e' stato interessante vedere cose che io avevo gia' visto – note e stranote -, ma immedesimandomi in un altro. Con uno sguardo altrui, per cosi' dire. C'e' stato inoltre il vantaggio, per me, di avere scelto una zona diversa in cui alloggiare: Bankside, la residenza della LSE dietro alla Tate Modern. Ho pensato infatti che una delle zone che piu' e' cambiata dal 1996 e' proprio la riva sud del Tamigi, un tempo zona assai malfamata e un assoluto "no-go", adesso merita di essere vista e vissuta.

Il tempo e' stato, pero', piuttosto inclemente. Avevo prenotato, per martedi', il London Eye (su cui ero stato nel 2000 o nel 2001), da cui si gode una strepitosa panoramica sulla citta'. Purtroppo martedi' mattina pioveva quasi a dirotto e mi e' spiaciuto che F. non abbia potuto godersela come dovuto. Quello stesso giorno siamo tornati a visitare – su esplicito desiderio suo – la Tate "vecchia" a Pimlico. Grazie a questa visita ho scoperto un pittore di cui ignoravo completamente l'esistenza. Si tratta di John Craxton, a cui il museo dedica un'intera sala, morto un paio di anni fa. Durante la sua attivita' ha assorbito un sacco di influenze e dai primi dipinti, molto cupi, e' passato a un genere assolutamente luminoso e vivace, dopo aver scoperto negli anni quaranta la Grecia dove ha abitato a lungo. Quello che la mostra non rivela, ma che io ho sospettato subito e R.S. mi ha confermato, e' che John Craxton – un bellissimo "English lad" da giovane – era molto probabilmente gay.

Il secondo giorno abbiamo avuto piu' fortuna e piu' sole, almeno in mattinata. Abbiamo attraversato il Millennium Bridge (anch'esso inesistente nel lontano 1996) e siamo arrivati alla cattedrale di Saint Paul, dove abbiamo buttato solo un occhio. L'ingresso, infatti, costa quattordici sterline e mezzo: una cifra che sarei disposto a sborsare solo se, oltre alla visita della chiesa, mi garantissero anche la remissione eterna dei miei peccati (che, tra l'altro, sono molto pochi e insignificanti). Da li' abbiamo preso il metro fino a Notting Hill, con l'obbligata visita a Portobello Road, fortunatamente poco affollata di martedi', anche se i pochi passanti sembravano essere tutti italiani: si vede che, purtroppo, il mito persiste. A High Street Kensington, dopo una visita alla chiesa (questa gratuita) di Saint Mary Abbott, ho portato F. ai "Kensington Roof Gardens" di Derry Street, che avevo scoperto anch'io a febbraio. A sorpresa: ci mancava che gli chiudessi gli occhi. Nel tardo pomeriggio, invece, siamo andati nella zona di Chancery Lane e del Temple, giusto per mostrargli dove e come si muovono quelli che qui esercitano la sua stessa professione.

Mercoledi' mattina l'ho portato nell'East End: Petticoat Lane, gli Spitalfields Markets – dove abbiamo cercato riparo in un momento di pioggia ancora piu' battente – e infine Brick Lane. E li' ci siamo ritrovati, alle undici, in una strada deserta, sotto la pioggia sferzante e senza nemmeno una tettoia sotto cui rifugiarci. Il sole, in compenso, e' uscito quando eravamo al John Soane's Museum, a Lincoln Inn's Fields, altro museo "speciale" di Londra, ancora abbastanza sconosciuto al turista medio.

Non diro' che non siamo stati in nessun locale gay, perche' non sarebbe vero. In compenso posso aggiungere che sono stato in posti dove altrimenti, da solo, non sarei andato. L'esperienza piu' curiosa e' stata giovedi' sera – una sorta di "serata d'addio" per F. -, in cui siamo andati all'Heaven. E' stato per me anche un viaggio nel passato, perche' li' c'ero andato nel 1997, capitando per caso a una serata dedicata agli orientali e ai loro adoratori. Mi ero sentito fuori posto. Giovedi', invece, c'era una "gara" di strip amatoriale. Verso l'una di notte sono stati convocati sul palco gli otto partecipanti che, piu' o meno abilmente, si sono spogliati. Pensavamo a qualcosa di piu' blando e invece ci e' stata offerto uno spettacolo "full frontal", che io ho prontamente immortalato con la mia digitale. Tra i partecipanti c'era anche un certo D., un giovane turista diciottenne italiano – cosi' ha detto l'annunciatore -, che sarebbe rientrato in Italia martedi' prossimo. Purtroppo non ha vinto lui (e' arrivato secondo), ma sono rimasto impressionato dalla sua sfrontatezza. E, naturalmente, da buon italiano ho pensato: chissa' se lo vedesse la sua mamma, a sventolare cosi' la sua "secret love weapon" davanti a tutto quel pubblico (che, tra parentesi, comprendeva anche diverse ragazze, a riprova che la vocazione di fag-hag presenta qualche vantaggio).

Ieri mattina, fatto il check-out dalla Bankside residence, abbiamo fatto una passeggiata verso sud-est, visitando la cattedrale di Southwark, passando davanti al Tower Bridge e alla Hay Gallery. E a mezzogiorno ho salutato F. alla stazione di Liverpool Street. A me resta ancora una settimana, che riservero' alle mie "visite strane", aggiungendo piccoli tasselli alla conoscenza di questa citta' che mai riusciro' a conoscere a fondo.

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