“Kill me please”, ridere della morte

Zazie-de-parisnel-film-kill-me-please-di-olias-barco-180471 Si può scherzare con la morte? Anzi, si può scherzare con il suicidio e con la malattia? Si può e lo dimostra Kill Me Please, il film del belga Olias Barco visto ieri sera all'Eliseo. Un film girato in bianco e nero, evidentemente con un budget ridotto, privo di colonna sonora, cosicché tutta la sua potenza è nella caratterizzazione dei personaggi e nelle vicende che si svolgono nella clinica del dottor Kruger (Aurélien Recoing). Perché è lì che si ritrovano i vari protagonisti, tutti candidati al suicidio assistito. Il dottore li ha selezionati dopo aver visionato i loro "provini", i video che gli hanno inviato spiegando il motivo che li ha spinti a cercare il suo aiuto. Se ci fermassimo qui, potremmo pensare che si tratti di un film impegnato che promuove la libertà di scegliere come e quando morire, con relativo diritto all'eutanasia. E in un certo senso lo è anche ed è pure un po' "sovversivo", poiché il dottor Kruger vorrebbe addirittura che il "diritto al suicidio" fosse inserito nella Costituzione, ma a mano a mano che la trama si evolve l'elemento bizzarro e lo humour macabro prendono il sopravvento.

Certo, la sceneggiatura è un po' sgangherata, ma ho l'impressione che il regista prediliga le situazioni che si creano con i suoi personaggi più che non la coerenza narrativa della trama o la plausibilità psicologica delle loro azioni. Per questo motivo, la variegata umanità che bazzica il castello adibito a "clinica della morte" si comporta in maniera assurda e imprevedibile, avanzando le richieste più strane sul modo di darsi la morte – come Virgile (Virgile Bramly), che vorrebbe s'inscenasse un agguato in stile guerra del Vietnam. Poi, nel corso del film, avvengono un paio di "incidenti" di cui non riferirò in maniera dettagliata per non guastare la sorpresa a chi volesse vederlo, ma grazie ai quali le carte si rimescolano. Qualche personaggio, infatti, riscopre un certo gusto per la vita, qualcun altro litiga per avere il "privilegio" di morire prima, altri ancora stringono provvisorie amicizie e scoprono una temporanea solidarietà raccontandosi le proprie storie, un altro ancora se ne approfitta per dare sfogo ai propri istinti sessuali saltando addosso a una paziente e poi giustificandosi, con schietto cinismo: "Ma che ti frega? Tanto tra due giorni crepi".

Tra i personaggi umanamente più simpatici c'è la cantante Rachel (Zazie de Paris), che per cause di forza maggiore ha dovuto abbandonare il canto perdendo così ogni ragione di vita e che coltiva l'unico sogno di poter cantare La Marseillaise davanti a un suo pubblico, anche se questo fosse composto solo dagli altri candidati al suicidio e, eventualmente, dagli abitanti del villaggio. Poiché questo non è possibile a causa dell'ostilità che circonda la clinica, come le spiega il dottor Kruger e come lo spettatore avrà modo di constatare. In qualche modo, però, il sogno di Rachel si realizza proprio alla fine, quando uscendo sul viale davanti alla clinica intona, con voce malferma, l'inno francese, sul quale calano i titoli di coda.

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2 risposte a “Kill me please”, ridere della morte

  1. mauro.nbattaglia ha detto:

    ci vuole coraggio per parlare di morte e definire cos’è e, se è in netta contrapposizione all’idea di vita. non ho avuto modo di vedere il film ancora, ma, di chiedermi cosa significasse l’una e l’altra per me sì, e, questo succede quando sei coivolto tuo malgrado in prima persona in un momento diciamo difficile, da cui il “ritorno” alla vita, ti fa non capire (è impossibile credo…), ma apprezzare quelle sfumature date per scontato quotidianamente. detto ciò, andrebbe tutelato ogni diritto a “vivere” dignitosamente e non a sopravvivere, che, penso sia tutta un’altra cosa.

  2. Halbert Mensch ha detto:

    L’ho visto anche io (nello stesso cinema tra l’altro), un bel film direi. Ma secondo te i personaggi che poi… insomma… sorprendono tutti: chi sono? Chi ce l’avrà tanto col Dr Krueger? Sarà veramente solo per la questione del corteo funebre o ci saranno pregresse ostilità? Il film accenna ma non sviluppa, sicuramente in maniera voluta…

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