Ecco loro per esempio

Ecco-noi-per-esempio L'altra sera mi sono guardato Ecco noi per esempio, una commediola del 1977 con Adriano Celentano e Renato Pozzetto, per la regia di Sergio Corbucci. L'ho fatto un po' per reimmergermi nella mia infanzia, perché a quei tempi sia Celentano che Pozzetto piacevano a mia madre e ricordo di aver visto qualche loro film con i miei genitori quando ero piccolo. Di questo film non ricordavo nulla in particolare, se non che era ambientato a Milano. Ed ecco il secondo motivo per cui l'ho guardato: ero curioso di ritrovare una Milano anni settanta, soprattutto perché la scena conclusiva è girata alle Varesine, il luna park che poi è stato smantellato e sul cui terreno ora si sta realizzando il progetto di riqualificazione di Porta Nuova. Qui si sovrappongono due aspetti: adesso io abito a un tiro di schioppo proprio da questa zona, mentre da piccolo andavo con i miei da Gallarate a Cremona in treno e, dopo essere scesi alla stazione di Porta Garibaldi, andavamo a piedi fino alla Stazione Centrale, da dove partivano i treni per Cremona, costeggiando proprio il luna park delle Varesine. Tra l'altro il film di Corbucci comincia proprio alla stazione di Porta Garibaldi, ormai irriconoscibile, visto che qualche anno fa ha a sua volta subìto un restyling.

Sorvolo sulla trama, che è poca cosa, e mi limito a osservare che la sceneggiatura è praticamente inesistente. Tutto il film è costruito intorno a una serie di scenette che mirano a mettere in risalto le caratteristiche dei due protagonisti assoluti, Adriano Celentano e Renato Pozzetto. Rispetto a quand'ero piccolo mi sono reso conto che non riesco più a sopportare Celentano, con il suo gigioneggiare, le sue mossette e i suoi tic: semplicemente non mi fa più ridere. Viceversa l'aria stralunata di Renato Pozzetto continua in qualche modo a divertirmi, anche se pure in questa pellicola recita sempre la stessa parte, ovvero quella del ragazzo di provincia che sbarca nella grande città in cerca di fortuna (qui vuole pubblicare il suo volume di poesie "La coltivazione del riso", inteso come "allegria e gaudio") portandovi la sua ingenuità e la sua inesperienza: di per sé questo è fonte di comicità. Se si è disposti a chiudere un occhio sull'inconsistenza narrativa, visto che si sa sin dall'inizio che non si assisterà a un capolavoro della cinematografia italiana, resta il fatto che Ecco noi per esempio dura decisamente troppo, quasi due ore, per essere la commediola che è.

Però in questo film c'è anche un altro aspetto interessante, un aspetto che potrei pomposamente definire "storico-sociologico". Vi si respira in qualche modo l'aria di quel tempo, forse anche al di là delle intenzioni esplicite del regista che non vuole fare un film impegnato. Per fare un paragone, è un po' come quando si esce da un ristorante dove c'era una forte puzza di fritto e ci si accorge che i propri indumenti ne sono rimasti impregnati. In questo film, insomma, c'è "puzza" di anni settanta, a partire dalle manifestazioni con lancio di molotov nella prima scena, fino ad arrivare ai collettivi di autocoscienza femminile (con relativo linguaggio stereotipato) e alle contestazioni degli "indiani metropolitani". Nessuna pretesa di serietà, ovviamente, ma già nel momento in cui questi fenomeni avvenivano c'era chi era pronto a sbeffeggiarli cogliendone gli aspetti caricaturali.

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