Passano gli anni

Non so come, l’altra sera a tavola si è finito per parlare degli anni che qualcuno compirà nel 2011. Forse perché questo è il periodo in cui si tirano le somme, forse perché, con la sua ritualità, è più adatto a scandire il tempo che scorre e a sottolineare le ricorrenze, i corsi e ricorsi anche delle nostre storie private. Hanno cominciato due cugine, accomunate dal fatto di essere nate nello stesso anno, il 1962, con la constatazione abbastanza ovvia che entrambe compiranno 49 anni e, nel 2012, cinquanta. In quel momento è come se avessi avuto un’improvvisa rivelazione o come se avessi visto quello che mi ero disabituato a vedere proprio perché ce l’avevo in continuazione sotto gli occhi, un po’ come la famosa lettera trafugata del racconto di Poe. Nessuna delle due cugine dimostra, in realtà, l’età che ha e questo me le fa sembrare ancora di più due ragazzine. Anzi, per me sono rimaste le due ragazze che sono sempre state, come se nella mia mente il tempo si fosse congelato, mentre nella realtà gli anni si sono sommati a una velocità incredibile. Saltando da un’associazione d’idee all’altra, mi sono ritrovato a pensare a quando la madre di una delle due – la mia zia adorata morta all’improvviso pochi anni fa – compì cinquant’anni nel 1978. Allora io ne avevo otto e ho un ricordo distinto di quell’evento: lei era nata in maggio e, finite le scuole a giugno, ero andato a stare dalla nonna a Cremona, e spesso la zia veniva a prendermi per portarmi alla "Bissolati", come per comodità chiamavamo la società canottieri di cui le mie zie erano socie. Ricordo di averla guardata, allora, e di avere constatato con stupore che aveva compiuto “mezzo secolo”. Per il bambino che ero, quella mi sembrava un’età già notevole: il secolo era un’unità di misura che mi toglieva il fiato. E che qualcuno – mia zia, che delle sorelle e dei fratelli di mia madre era la maggiore – avesse raggiunto quel traguardo sfidava quasi la mia capacità di comprensione. Era “vecchia”, era entrata nella piena maturità. E ora vedo sua figlia che vi si sta avvicinando e, al contrario, mi pare ancora “giovane”. Poi guardo mio cugino che, nato nel 1967, compirà 44 anni e infine guardo me, di poco più giovane di lui: quel mezzo secolo che trent’anni fa mi sembrava inaudito e incommensurabile è ormai a portata di mano, pietra miliare dell’inarrestabile declino e prossima tappa del mio cammino verso l’estinzione. E man mano che si esaurisce quel capitale di anni che credevo infinito, pur sapendo che così non è, minori sono le possibilità di rimediare agli errori commessi. Inoltre – osservando le mie due cugine, così giovani eppur prossime al mezzo secolo – mi chiedo se sono soltanto io ad avere dentro di me la percezione di un’identità immobile che il tempo non scalfisce, condannata a un’eterna giovinezza che l’aspetto esteriore tradisce e deride.

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3 risposte a Passano gli anni

  1. vito ha detto:

    “Esso (…il futuro) era imponderabile nelle sue scelte e nella necessità di un arbitrio assoluto che assecondava misteriosi percorsi, slegati da ogni altra umana ragione.
    Dunque, avrebbe potuto accadere che una stella particolarmente benevola mi guidasse per suo piacere e che -sulla scia luminosa di un privilegio senza spiegazioni- quando fossi giunto nel punto e nel luogo del futuro, si sarebbero svegliate bellezze , riservate a me solo.
    Adesso l’inconoscibilità del mio avvenire mi atterrisce con lo spauracchio dei suoi inganni e devo compiere ogni sforzo per serrare le porte ai suoi richiami, la mia unica salvezza è un luogo dove ogni futuro si è già compiuto.
    Così torno al passato, e incontro il ragazzo che fui;
    lo seguo mentre serba nel cuore la vanità immancabile di un amore eterno.”
    (da Mariateresa Di Lascia “Passaggio in ombra” Feltrinelli)
    malinconie di fine anno …felice anno nuovo.
    ciao,
    vito

  2. pio ha detto:

    “mi chiedo se sono soltanto io ad avere dentro di me la percezione di un’identità immobile che il tempo non scalfisce, condannata a un’eterna giovinezza che l’aspetto esteriore tradisce e deride”
    no
    chiaro che no

  3. fabristol ha detto:

    Un bellissimo post Stefano, veramente.
    Anch’io ho un brutto rapporto col tempo che passa e quasi ogni giorno penso a “quel capitale di anni che sembrava infinito”, svanire nel nulla.

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