Una certa misura di adattamento al reale

Purtroppo il mondo non va come vorremmo. Purtroppo le cose non ruotano attorno a noi e non esistono per soddisfare i nostri desideri, soprattutto se questi puntano troppo in alto, se si pongono l'aut aut "o tutto o niente", o se la condizione minima perché possiamo dirci contenti è che tutti i nostri desideri vengano esauditi. O ci si condanna a uno stato di frustrazione perenne o si impara ad accettare la realtà. Non è rassegnazione, ma capacità di apprezzare i piccoli successi e le piccole soddisfazioni, il che richiede innanzitutto di saperli riconoscere. Significa rendersi conto che il reale è complesso, formato da una quantità sterminata di singoli componenti, e che di questo reale fanno parte anche altri individui i quali, a loro volta, vi proiettano desideri, progetti e fantasticherie: pensare di ricondurre questa sconfinata molteplicità all'immagine che abbiamo nella camera chiusa della nostra mente è cosa da far tremare i polsi e da consegnarci al fallimento certo. Quando invece saremo riusciti a spostare anche solo uno di questi componenti, pur senza cambiare il quadro generale, e quando saremo in grado di vedere questo mutamento, avremo compiuto un passo in avanti verso la pace interiore.

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8 risposte a Una certa misura di adattamento al reale

  1. pio ha detto:

    dai, ci sei quasi……
    😉

  2. formamentis ha detto:

    E’ un discorso politico?

  3. stefano ha detto:

    Dipende da quali sono i tuoi desideri 😉

  4. vito ha detto:

    …verrebbe da dire “il personale è politico”, verrebbe da dire …verrebbe da non dire più, per estenuazione.
    Guardo con sconcerto a quello che succede intorno, come si fa a darsi pace? come si può non essere -veramente- preoccupati?
    Per quanto mi riguarda mi sembra inevitabile esserlo.
    Se penso che il partito (!) che avrebbe vinto le ultime elezioni, ha fatto campagna elettorale distribuendo, come gadget, sapone anti-contatto immigrati… se penso ai giuramenti, ai “lo volete voi?” … (voi chi?)
    ma chi è che ci sta intorno? Quanto è realistico venire a patti con le nostre piccole privatissime paci, come se tutto intorno fosse solo rumore, innocuo rumore…
    vito

  5. nomedelblog ha detto:

    anche io avrei chiesto se pensavi anche alle conseguenze “politiche” di quel che hai scritto. ma poi, che umanamente si possa o no condordare con ciò che scrivi (io concordo), rimane il fatto che, politicamente… siamo in sessanta milioni, se pure uno desiderasse di adattare gli altri a se, come può pensare che sia possibile?

  6. stefano ha detto:

    Basterebbe “eleggere” un altro popolo, come suggeriva sarcasticamente Brecht.

  7. Sebastian ha detto:

    Perchè ho come l’impressione che Stefano non stesse pensando alla politica??… Piuttosto, questo post mi sembra un “sequel” di quello intitolato *La lusinga delle lusinghe*…
    😉
    Sarò io che trovo sottotesti laddove non ve ne siano…?

  8. stefano ha detto:

    Una cosa non esclude l’altra 🙂

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