Della speranza

"La speranza non è un risultato della nostra esistenza, ma è la nostra stessa esistenza. Una disperazione assoluta è non soltanto incompatibile con il nostro essere in quanto tale, ma è inimmaginabile in una qualsiasi forma di vita. Persino il diavolo spera: un po' più di male, un po' più di lucidità. Poiché sperare negativamente è ancora speranza. E l'inferno, dal momento in cui vi si conserva la memoria, è sopportabile solo per il ricordo delle speranze passate che alleviano una dannazione senza via d'uscita, di modo che l'iscrizione dantesca è lungi dall'essere interamente vera.

Così la chiave del nostro destino è questa propulsione indomabile che ci spinge a credere in qualunque circostanza che sia tutto ancora possibile, malgrado gli ostacoli insuperabili e le evidenze irreparabili. Quand'anche arrivassimo a certezze senza macchia e d'un nitore freddo nella loro opposizione ai nostri desideri, il nostro cuore vi aprirebbe in mezzo una faglia attraverso cui s'insinuerebbe il dio di tutte le anime: il Possibile. E' lui che ci impedisce di vedere le cose come sono, è lui che ci rende spettatori inesatti del nostro destino e delle sorprese che noi offriamo a noi stessi. Quando tutto è perduto, lui è là per smentire l'incurabile, lui è là, nemico benevolo della nostra chiaroveggenza.

[…]

Il paradosso dell'anima malata è che non spera più in nulla, benché si abbandoni a tutte le speranze. Una vitalità incerta, erosa da dubbi e da sottili lutti teologici, la spinge a questo gioco falso che salva le apparenze e la sua… esistenza. La diminuzione della facoltà miracolosa implica una riduzione equivalente del nostro essere: si spera di meno e si è di meno. Ma noi viviamo lo stesso attraverso questo rinnovamento incessante rappresentato dall'attività di ogni speranza isolata, attraverso la fantasia del Possibile che ridà vita alle illusioni cadute. Possiamo vivere  senza la coscienza della speranza – la fierezza intellettuale ci obbliga a ciò – ma non possiamo vivere senza il suo dinamismo nascosto: possiamo essere stanchi di sperare, ma il lusso d'un rifiuto completo del possibile è costoso e mortale. Per lo stesso motivo, la maggioranza degli uomini non crede all'immortalità – la ragione ne sarebbe troppo imbarazzata – ma tuttavia ciascuno vive come se fosse immortale. Questa immortalità incosciente è della stessa natura della facoltà di sperare. L'uomo conosce l'inevitabile della morte: agisce come se non lo conoscesse; sa che è irragionevole sperare: si comporta come se il futuro gli appartenesse. Il vero miracolo dell'esistenza  non consiste affatto in qualche fenomeno insolito, ma in questo accanimento a non accettare l'impossibile, che è tuttavia normale, abituale, e in questa ostinazione ad attendere dall'istante successivo qualcosa di più di quello che l'ha preceduto: il miracolo dell'esistenza si riconduce all'idolatria del tempo i cui addestramenti non sono che versioni della facoltà di sperare".

E. M. Cioran, da Exercices négatifs

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2 risposte a Della speranza

  1. law ha detto:

    Il Possibile è il vero unico dio, a cui crediamo tutti, atei inclusi. Il rapporto anche del fedele più osservante e fanatico con la religione è ben lungi dall’intimo incestuoso rapporto tra vivente e Possibile.

  2. Poor Pathetic Paranoid ha detto:

    -Quelle est donc l’issue?
    -The Issue? I’ve ignored it since I was dead.
    Nevertheless I think there are many ways out.

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