“Lala” e il ritorno della Mitteleuropa

Dehnel Lala. Sotto il segno dell'acero è il classico romanzone familiare mitteleuropeo, aggiornato però ai nostri tempi. Lo ha scritto Jacek Dehnel, un autore polacco ventinovenne quando ne aveva tra i venti e i ventidue – e già questo fatto suscita la mia incondizionata ammirazione. Tuttavia non c'è nulla di "giovanilistico" in questo romanzo, che è anzi straordinariamente maturo, sia per il tema scelto e il modo in cui è organizzata la materia narrativa che per la scrittura, condotta con la mano ferma e con la bravura stilistica di uno scrittore ormai consumato.

Protagonista del romanzo di Dehnel è la Lala del titolo, che altri non è se non sua nonna. Nata nel 1919 ha attraversato tutto il secolo e ne ha viste letteralmente di tutti i colori. Del resto, nel secolo scorso, la Polonia non è stata risparmiata dalla Storia: dall'invasione dei nazisti alla "sovietizzazione" forzata dopo la guerra, non c'è evento che non abbia lasciato la sua impronta sulle vite quotidiane dei personaggi che popolano questo romanzo. Poiché Lala è un'affabulatrice naturale ed esuberante, i figli e nipoti sono sempre stati testimoni privilegiati dei suoi racconti. Ora che la nonna sta per morire e comincia a perdere la memoria tocca a Jacek Dehnel raccogliere il testimone radunando in un libro il suo patrimonio di ricordi e scrivendo la biografia che lei avrebbe voluto ma non ha potuto scrivere. Amori, guerra, pettegolezzi, manie individuali: tutto viene filtrato dai racconti di Lala e arriva fino a noi. Non sempre le vicende di una vita così lunga sono felici, ma felice – e non di rado tanto spassoso da muovere il lettore al riso – è il tocco con cui vengono rese.

Dehnel sceglie di non adottare una tradizionale struttura lineare e cronologica. E, soprattutto, non si nasconde assumendo il ruolo del narratore onnisciente, ma entra attivamente nella materia narrativa, in un primo momento come ascoltatore – quando le vicende sono quelle del passato più lontano – e in seguito come comprimario. I ricordi della nonna non sono organizzati in maniera compatta, ma sono presentati come accade di solito nella vita reale: con ripetizioni, con aneddoti che anticipano eventi sviluppati poi in modo più dettagliato, con dimenticanze e digressioni improvvise, spesso sotto forma di brevi flash che interrompono il corpo sostanzioso dei ricordi più articolati.

Inizialmente è complicato accedere a questo mondo in cui i personaggi entrano in scena senza alcun preambolo, ma poi, a poco a poco, dalla nebbia ognuno di loro acquista un suo carattere autonomo e i singoli episodi, come frammenti di un mosaico, si uniscono fino a formare un quadro più completo. Oggetto del racconto, poi, non è soltanto la vita rutilante di un personaggio originale e anticonformista come Lala, ma sono anche le conversazioni di oggi con cui Jacek Dehnel fa da "levatore" alle memorie della nonna. Il romanzo, quindi, oscilla continuamente tra il passato e il presente e l'atto stesso del narrare diventa parte della narrazione. Questo modo di procedere è annunciato dall'autore sin dalle prime pagine: "Ma il racconto si compie nel tempo, e in maniera duplice – primo, descrivendo il tempo passato, speso, trascorso, incasellato in cronologie e ordini di avvenimenti verificabili, secondo, descrivendolo a sua volta nel tempo, il tempo delle conversazioni". Di questo secondo tempo sono protagonisti gli ascoltatori dei racconti della nonna, in molti casi gli amici dello scrittore, che lui porta dalla nonna come se lei fosse un monumento vivente di Danzica.

Allo stesso tempo, però, Lala è anche un romanzo venato dalla malinconia del declino. E' sul declino di una donna un tempo vivace e colta che il romanzo si chiude e salda la fine all'inizio, in modo circolare. Lala, ormai del tutto incapace di badare a sé stessa, ha perso anche la capacità di ricordare, confonde passato e presente, inventa episodi mai accaduti. Ed è su questo sfondo che, a poco a poco, emerge sempre più il giovane Jacek che, oltre che ad accudire ai bisogni elementari della nonna, decide di scrivere quell'autobiografia che lei non ha mai avuto tempo di scrivere. Perché "il ripetere cose belle e intelligenti è bello e intelligente di per sé e va annoverato tra virtù quali sfamare gli affamati, prendersi cura degli animali, annaffiare le piante e fare l'elemosina".

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Una risposta a “Lala” e il ritorno della Mitteleuropa

  1. sandra ha detto:

    adoro le storie familiari, per di più mitteleuropee. Grazie, lo leggerò.

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