Quando finirà questo lungo inverno?

Magari un giorno si dirà: "Ti ricordi quella volta che in piazza Duomo tirarono un kitschissimo souvenir in faccia al presidente del consiglio e gli spaccarono due denti e il naso? … Com'è che si chiamava… Salvo… Fulvio… Ah no, Silvio… Bernasconi? Burlesconi…? Ah, ecco, Silvio Berlusconi". Ma noi quel giorno non ci saremo e forse non sopravviveremo nemmeno tanto a lungo da essere testimoni di un'Italia priva dell'individuo in questione. Incomincio a temere che la realtà sia, purtroppo, questa. L'imbecille che ha compiuto il gesto inconsulto non si è reso conto che sarebbe stato un boomerang. Qualsiasi offesa arrecata al presidente del consiglio – e a maggior ragione un'offesa corporale di questo genere – si trasforma in una crescita della sua popolarità, attestata dagli ultimi sondaggi. Chi, in possesso delle proprie facoltà mentali, poteva non immaginare il modo in cui Berlusconi avrebbe sfruttato, volgendolo a proprio vantaggio, un simile rovescio di fortuna? Solo un malato di mente, per l'appunto.

Berlusconi per primo si è mostrato sanguinante: non potendo mostrarsi sorridente come al solito, ha giocato il tutto per tutto e ha esibito il volto trasfigurato dal dolore, ben sapendo che quell'icona di sofferenza gli avrebbe mietuto ulteriori simpatie. Non credo proprio alle assurde teorie complottiste, ma non posso fare a meno di notare che, nel gioco mediatico inventato proprio da Berlusconi – che ne ha sempre dettato le regole -, lui ha saputo sfruttare al meglio una situazione negativa. Qualche giorno dopo abbiamo assistito alla sua definitiva "cristificazione". Ha parlato di un "sacrificio" che non è stato inutile se è servito a riportare l' "amore" e a sconfiggere l'odio (quell'odio che, ovviamente, solo e unicamente gli avversari nutrono per lui e che avrebbe armato la mano del pazzo). Insomma, come Gesù Cristo – e provvidenzialmente proprio poco prima di Natale – anche lui si è immolato e ha pagato per i peccati di tutti. C'è da temere che se l'avessero ammazzato sarebbe risorto dopo tre giorni – anzi, dopo due, perché lui è meglio di Cristo. La tragedia, ormai mutata in farsa, si è conclusa con il prevedibile perdono del malfattore.

Il lavoro sporco è stato lasciato ai suoi apostoli, che hanno tirato fuori il peggio di sé. In parlamento un Cicchitto qualunque, schiumante di bava, ha lanciato accuse a destra e a manca, individuando i "mandanti" dell'insano gesto nell'opposizione di certi gruppi editoriali – L'Espresso e Repubblica, ça va sans dire -, stabilendo che criticare il presidente del consiglio equivale, di fatto, a invitare gli psicolabili a fracassargli i denti. Il passo successivo qual è? L'obbligo del consenso con la maggioranza, perché altrimenti qualsiasi voce contraria sarebbe, potenzialmente, un "atto terroristico"? E poi, naturalmente, è partito l'attacco a internet e ai social network. Siccome qualcuno su Facebook ha esaltato il gesto di Tartaglia, ecco che molti si sono affrettati a dichiarare la necessità di dare un giro di vite alla rete – leggi: un po' più di censura -, dimostrando tra l'altro di non avere la più pallida idea di come funziona la rete. (Per inciso, ho sentito qualche giorno fa un'intervista a Roberto Maroni al riguardo: se quelli sono i princìpi guida allora metà degli esponenti del suo partito dovrebbero finire in galera per incitamento all'odio).

Tutto ciò, quindi, ha reso ancor più simpatico Berlusconi alla maggioranza degli italiani. Qualche giorno prima c'era stato il No-B Day. Un grande successo – poi sfruttato polemicamente dai Cicchitto d'ordinanza per "spiegare" l'aggressione a Berlusconi -, ma del tutto inutile. Su questo sono d'accordo con Berlusconi: per quanto estesa sia la partecipazione a queste manifestazioni di piazza (che ormai sembrano sempre più obbedire alla stessa estetica da marketing selvaggio imposta da vent'anni a questa parte dai mass media, toh, berlusconiani), non sarà mai tanto estesa da essere maggioranza. Certo, fa un bell'effetto, ma poi quando si va a votare, la maggior parte degli italiani vota Berlusconi. Più lui che il suo "partito". Non sono più d'accordo con Berlusconi e con i suoi soldatini quando sostengono – lui forse per convinzione, loro perché devono pararsi il sedere – che il consenso popolare giustifichi qualsiasi loro azione, mettendoli al di sopra delle leggi che valgono – o dovrebbero valere, dato che siamo pur sempre in Italia – per tutti gli altri cittadini. Insomma, in una democrazia – sputtanata e formale quanto si vuole, con una legge elettorale infame, magari – il parlamento lo scelgono i cittadini con il loro voto. E la tragedia, in Italia, è questa: nonostante tutto quello che è e che fa (o non fa) Berlusconi con il suo governo, l'apprezzamento popolare è sempre alto, tanto alto da dargli la maggioranza alle elezioni. Il mistero è questo. A me l'idea fa ribrezzo: sembra che ci sia una sorta di unione mistica tra loro e il grande capo, ma mi rendo conto che ogni pretesa di voler "educare il popolo" è destinata al fallimento. Occorre che "il popolo" subisca sulla propria pelle le ferite del malgoverno berlusconiano prima che sposti il proprio voto. A giudicare dalla situazione attuale, credo che sarà una cosa lunga.

Per quanto mi riguarda, posso consolarmi con un unico pensiero: mai, da quel fatidico 1994 in cui Berlusconi "scese in campo", ho preso in considerazione, nemmeno remotamente, l'eventualità di votarlo. Mai, nemmeno per disperazione, ho pensato che potesse rappresentare il meno peggio: figurarsi quindi se ho mai abboccato all'amo della cosiddetta "rivoluzione liberale", quando bisognava essere gonzi (o chiamarsi Pannella) per non accorgersi che aveva fondato il suo partito di plastica perché i suoi padrini protettori erano stati costretti all' "esilio" e le sue aziende rischiavano la bancarotta. Già allora lui e i ceffi che aveva candidato mi sembravano antropologicamente distanti da me e non li avrei potuti votare nemmeno in ossequio a un "patto di desistenza". Oggi posso dire che mai Berlusconi mi ha rappresentato. Purtroppo mi sono rassegnato al fatto che la maggioranza dei miei concittadini non la pensa così e finché loro non apriranno gli occhi non ci saranno sfilate o manifestazioni che tengano.

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7 risposte a Quando finirà questo lungo inverno?

  1. penso di amarti.
    meno male che non sei il mio tipo.

  2. vito ha detto:

    penso di amarvi…
    spero che non siate il mio tipo…:D

  3. Matthaei ha detto:

    Io mi potrei riconoscere completamente in queste parole.
    Che vuoi farci, tocca soffrire.
    Niente dura per sempre.

  4. Hans ha detto:

    So di amarla.
    E temo che lei sia il mio tipo. 😉

  5. stefano ha detto:

    Basta! Non è mica la posta del cuore 🙂

  6. Onan ha detto:

    Niente dura per sempre, appunto. O finirà il consenso al presidente o finirà lui. In entrambi casi, la dipartita non sarà risolutiva: i problemi del paese rimarranno tutti sul tavolo ancora per anni ed anni. Il problema è che certi giornali, certi settimanali, certe trasmissioni, certi comici, certi pensosi intellettuali (da Belpoliti in giù/su) e certi comici non aiutano l’unico esercizio sanitario necessario, non aiutano a pensare meno a Berlusconi ed a pensare più a tutto il resto. Che l’esercizio sia sanitario e necessario iniziano a capirlo quelli che hanno smesso, giustamente, di comprare certi giornali.
    E quelli che, come me, hanno deciso di proporre, come vincitore del 2009 del concorso “l’Ermenauta”, Marco Belpoliti con i suoi titanici e lucrosi sforzi di sovra-interpretazione.
    La motivazione: “per il suo pervicace tentativo di gonfiare, ingigantire e sacralizzare attraverso le categorie della teologia politica, della filosofia della storia e della linguistica ogni scoreggina emessa dal Presidente del Consiglio”.

  7. Anellidifumo ha detto:

    Stefano, a occhio e croce, direi che siamo rimasti tu e io a pensarla *esattamente* così come l’hai scritta. E non hai idea di quanto gonfi il mio ego questa consapevolezza.

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