“Bigger Than Life”: per una storia della pornografia gay (americana)

In Bigger Than Life, Jeffrey Escoffier si pone un obiettivo piuttosto ambizioso – come segnala già nel sottotitolo -: tracciare una storia del "cinema porno gay" contemporaneo, dalla fine degli anni sessanta ai giorni nostri. I primi tentativi di cui parla Escoffier non sono, ai nostri occhi, propriamente pornografici. Tra gli antesignani del genere, infatti, l'autore annovera certe pellicole di Andy Warhol, in cui comunque il sesso non è mai esplicito o in cui, addirittura, non si vedono i protagonisti nudi. In Blow Job, tanto per fare un esempio, l'inquadratura è costantemente sul volto del protagonista a cui qualcuno sta praticando una fellatio (e che questo stia davvero accadendo è un motivo di fede per lo spettatore).

La pornografia gay vera e propria è invece una filiazione della fotografia "beefcake" degli anni cinquanta, quando in maniera piuttosto clandestina, per non violare le leggi, alcuni fotografi riprendevano giovani muscolosi in costumi succinti (e successivamente senza indumenti del tutto, ma con il membro ancora non eretto) e pubblicavano riviste come Beefcake, vendute a liste di sottoscrittori. Il passaggio dalla fotografia alle riprese cinematografiche, inizialmente in super 8, è breve. Inizialmente questi film sono solo destinati a un uso privato. Solo in un secondo momento, quando negli Stati Uniti le case cinematografiche sono costrette a cedere i loro cinema, alcuni di questi si "riciclano" proiettando film pornografici. Eterosessuali prima e, poi, con il progressivo rilassarsi dei costumi alla fine degli anni sessanta, anche qualcosa di omosessuale. Il centro di irradiazione di questo fenomeno è la California, Los Angeles con il Park Theatre – uno dei cinema che si riconvertono alla pornografia, incluso quella gay – e, soprattutto, San Francisco, che diventa la "capitale porno d'America".

Qualche precursore coglie la palla al balzo e produce i primi lungometraggi porno gay distribuendoli nelle sale cinematografiche dedicate al genere. Gli inizi sono incerti, ma anche molto liberi – a parte il rischio costante dell'intervento della legge, il che richiede spesso anonimato e cautela assoluti – perché non si sono ancora sviluppati stilemi e narrazioni tipiche. Non esiste per esempio l'obbligo dell'eiaculazione esplicita con cui concludere ogni scena, non c'è uno sviluppo quasi obbligato che parta dal rapporto orale, sfoci nel rapporto anale e termini con l'eiaculazione; non c'è distinzione fissa tra chi assume un ruolo attivo e chi un ruolo passivo. Spesso le scene di sesso cominciano e non "finiscono". Non di rado gli attori sono giovani di belle speranze approdati dalla provincia nelle grandi città e dediti alla prostituzione o, viceversa, vengono pescati nei primi locali gay. Dopo vari esperimenti, nel 1971, esce Boys in the Sand – il titolo è un'allusione al film Boys in the Band – con la regia di Wakefield Poole. Il film ha un successo immediato e lancia la prima star del genere: Casey Donovan. I film del decennio sono in qualche maniera anche la testimonianza dei costumi sessuali di un'epoca in cui la liberazione dei gay passava anche per un'estrema libertà sessuale: poche città offrivano tanta scelta quanto San Francisco. E nel 1972 Chuck Holmes fonda quella che diventerà una delle più famose case di produzione di porno gay: la Falcon.

Poiché però neanche la pornografia si evolve nel vuoto sociale, Escoffier tiene sempre presente quello che succede tutt'intorno. E negli anni ottanta avviene un mutamento epocale che influenza in modo particolare il modo di vivere la sessualità e di rappresentarla attraverso la pornografia. Mi riferisco ovviamente alla diffusione dell'Aids. Paradossalmente questa situazione di crisi favorisce la pornografia: terrorizzati da questa nuova malattia, di cui ancora poco si sa, molti abbandonano la facilità sessuale degli anni settanta e si rassegnano a guardare e basta. Negli stessi anni, inoltre, si diffonde un nuovo strumento tecnico – il videoregistratore – che viene incontro a questa esigenza, permettendo agli interessati di guardarsi tutti i film che vogliono nel privato di casa loro. Nei film, poi, cambia anche il modo in cui il sesso viene inscenato: a poco a poco, e non senza esitazioni, il preservativo diventa protagonista. Questo segna una peculiarità rispetto alla pornografia eterosessuale: se in quest'ultima si preferisce ricorrere ad attori sottoposti continuamente ai test, in quella gay si mette sempre più l'accento sulle pratiche sicure. Negli anni ottanta, poi, si diffonde anche un nuovo modello di attore: non più il gay liberato e versatile degli anni settanta – considerato, proprio per questo motivo, più a "rischio" per la trasmissione del nuovo virus – ma il "gay-for-pay", cioè l'uomo eterosessuale che si "concede" ai gay e si limita a scopare e a farsi succhiare senza partecipare emotivamente agli atti sessuali che impersona sullo schermo. Il più famoso di tutti, tanto da diventare quasi un'icona nota persino al di fuori del mondo della pornografia gay, è Jeff Stryker.

Con il passare degli anni anche la pornografia gay si professionalizza e si specializza sempre di più. Jeffrey Escoffier descrive con cura – e ricorrendo anche a testimonianze dirette – la parabola di numerosi attori e registi del settore. Man mano che le esigenze del mercato si fanno più raffinate, molti registi non si accontentano più di montare scene di sesso usando la trama come pretesto, ma tentano persino un approccio più autoriale, ottenendo spesso risultati di notevole pregio (è il caso, per esempio, di Chi Chi LaRue – ovvero Larry Paciotti -, uno dei più prolifici e originali nel suo genere). Nei capitoli conclusivi, infine, Escoffier rende conto dei sottogeneri sviluppatisi più di recente all'interno della pornografia gay (il "porno noir" o il "thug porn", per esempio) e ne descrive i nuovi scenari, dettati dall'avvento di internet.

Ampiamente documentato, Bigger Than Life ha una struttura ben delineata, cronologicamente ordinata, e all'interno di ogni periodo storico Escoffier enuclea gli avvenimenti centrali nella storia del porno gay, elencando tendenze, registi e attori principali. Purtroppo, però, il suo sguardo è esclusivamente "americocentrico" e ignora completamente l'evoluzione della pornografia non statunitense. In questo senso la promessa ambiziosa del sottotitolo non viene mantenuta. Sarebbe stato interessante leggere qualcosa anche dei momenti salienti della pornografia gay europea. Una storia del genere rimane monca se ignora l'apporto fondamentale dell'opera di Jean-Daniel Cadinot, per esempio, la nascita della Cazzo a Berlino, la pornografia nei paesi dell'Europa dell'Est – con Bel Ami – e, infine, nemmeno una decina d'anni fa, la nascita di una pornografia gay anche in terra britannica, con Eurocreme e i primi film di Simon Booth. Tutti questi, almeno nella loro fase iniziale, hanno creato linguaggi e volti ben riconoscibili, con caratteristiche anche molto innovative: un peccato, da parte di Escoffier, averli trascurati. Sarà per la prossima volta?

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Una risposta a “Bigger Than Life”: per una storia della pornografia gay (americana)

  1. grazie per aver aperto il fronte del porno.
    avevo letto in un numero dei pregevoli primi anni di Têtu (che di porno si occupa con intenzioni che vanno al di là della recensione titillante) una cosa che ha cambiato la mia percezione del porno, e della vita.
    per gli uomini che amano gli uomini (e in assenza di un qualsiasi “polo” educativo e di un riferimento) il porno è stato -e forse è ancora- un’agnizione, una conferma di sé e della propria esistenza, un manuale. vedo il film e non sono più un insulto, ma un desiderio vero, e imparo come si fa.
    per questo hai ragione quando dici che che senza Cadinot (come anche senza i torrents e la pornografia available a tutti) non si fa storia.
    è come parlare di Linda Lovelace e ignorare Cicciolina.

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