Quell’Anticristo di Lars

[A vostro rischio e pericolo: spoiler come se piovesse]

Antichrist-poster Ieri sera io e lui siamo andati a vedere Antichrist, il nuovo film di quel buontempone di Lars Von Trier. Nel prologo vediamo un uomo (Willem Defoe) e una donna (Charlotte Gainsbourg) che ci stanno dando dentro di brutto e, distratti dall'amplesso, non si accorgono che il loro figlioletto apre la finestra e si butta di sotto, spiaccicandosi sul selciato. Lei ha una crisi di nervi, ma lui, che è uno psichiatra, resta tanto impassibile quanto lei diventa isterica e decide di curarla personalmente. La porta nella casetta nel bosco – l'Eden, quando si dice un nome vagamente allusivo, eh? – dove tutto è iniziato mentre lei scriveva la sua tesi sulla persecuzione delle donne nei secoli. E dove lei era già un po' fuori di cucuzza, come dimostra il fatto che si ostinava a mettere al contrario le scarpe al bambino. Lì lui spera di scoprire che cosa la angoscia e la impaurisce di più. Invece lei va sempre più fuori di testa e ne combina d'ogni, ma lui resta pensoso e paziente e cerca di farla tornare in sé. Quando però alla fine lei, dopo avergli letteralmente rotto il cazzo, gli trivella uno stinco e gli pianta dentro una mola da macina avvitandola ben salda, lui perde finalmente la pazienza e la strangola.

Questo il succo di Antichrist, che è una emerita stronzata, ma che è irritante soprattutto per il suo essere così pretenzioso. I primi tre quarti d'ora li ho subìti accasciato nella poltrona, cercando di vincere un'insopprimibile cecagna – mi si comprenda: mi ero alzato alle sette di mattina -, finché a risvegliarmi ci ha pensato la trovata, divertentissima, della volpe che nel bosco guata fisso Defoe e gli intima: "Il caos regna!". In quel momento non sono riuscito a trattenere una risata – e non sono stato l'unico in sala. Il resto del film l'ho guadato lanciando occhiate inquiete all'orologio e pensando che intanto nella sala accanto se la stavano spassando con Zac Efron e il suo 17 Again.

Antichrist vorrebbe essere densamente simbolico, ma tutto il suo simbolismo affonda nel ridicolo. Un po' perché è fine a se stesso ed esteriore e non si traduce in una macchina narrativa ben oliata, ma anche perché non propone assolutamente nulla di nuovo. I due arrivano nel boschetto isolato e, toh, Lars Von Trier ci fa sapere che la natura è maligna, che è lì che si esprime il demonio, e robe di questo tenore. Mai sentite prima, se non da una sfilza lunga così di filosofi e poeti dall'antichità fino a oggi. Tutto il resto – la persecuzione delle donne frutto della misoginia, la misoginia interiorizzata dalla protagonista che la rende, a sua volta, simile all'immagine negativa e paranoica che delle donne danno coloro che le odiano – è talmente vago e fumoso da offrire il destro a qualsiasi ghiribizzo interpretatorio da parte degli spettatori, come infatti abbiamo fatto noi usciti dal cinema, con un gelato e una granita in mano dall'altra parte della strada. Che cosa vogliono dire le donne senza volto che nell'epilogo invadono il boschetto e vanno verso il protagonista? Ma è ovvio: sono l'eterno femminino che vuole saccagnare di botte il maschio per aver perpetrato un ulteriore crimine contro la donna. Oppure: è l'eterno femminino che, grato, è stato finalmente liberato dalla condanna della misoginia, perché lui, uccidendo lei, ha ucciso anche la misoginia. You name it, you have it: il significante è così vago da consentire ogni volo pindarico.

In qualche recensione che ho consultato in rete stamattina ho letto degli elogi a proposito della parte iniziale, il prologo in bianco e nero e al rallentatore, in cui lui e lei scopano e il bambino si butta dalla finestra. L'unica cosa bella è l'aria Lascia ch'io pianga, ed è di Handel e non di Lars Von Trier. In effetti, questa scena, con i movimenti rallentati, la neve che cade fuori dalla finestra, il bambino che si sveglia, i due che si accoppiano sudati contro la lavatrice che, slosh slosh slosh, sta facendo il bucato, più che numinosa mi è parsa kitsch. Kitsch artistico, ma pur sempre kitsch. Oltretutto mi veniva anche da ridere perché, malgrado fosse evidente che i due stavano trombando, il regista ha voluto a tutti i costi metterlo ben in evidenza. Dopo pochi minuti l'obiettivo si concentra su un enorme pene che entra in una vagina, un'immagine che riempie tutto lo schermo. Forse Von Trier era preoccupato che non ci accorgessimo di quello che i due stavano facendo? Un'inutile chiosa, insomma, come se il regista fosse lì, con il dito puntato, a dire: "Vedete? Stanno trombando, stanno chia-van-do". Grazie, non ce ne saremmo accorti altrimenti. Questa cosa, però, pare che abbia scosso o scandalizzato qualche spettatore o qualche recensore. Insieme con le scene splatter della seconda parte: l'eiaculata al sangue e l'infibulazione casalinga praticata con due forbicioni dalla protagonista. Uh, che enfant terrible, questo Lars Von Trier, quanti frisson, wow, come ci fa sentire trasgressivi: ne ha combinata un'altra delle sue, che birbantello. A me veniva solo da sbadigliare e pensavo che in realtà stava usando i soliti improbabili effettacci di tanti horror che fanno onestamente il loro mestiere di film horror, assurdità comprese: lui che resta bello vispo con una mola infilata in una gamba e lei che zampetta giuliva dopo essersi sforbiciata via il clitoride.

Ve lo consiglio solo se avete qualche peccato grave da scontare. In ogni caso, quando sarete usciti dal cinema, qualsiasi cosa vi capiti vi sembrerà più bella di quello che avrete appena visto.

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7 risposte a Quell’Anticristo di Lars

  1. Alba Parietti ha detto:

    Ecco, e adesso a chi devo credere? Qui ho trovato una critica entusiasta ed entusiasmante http://www.latelanera.com/cinema/recensioni/recensione.asp?id=569
    Ma del von Trier non è che mi fidi gran che, (mi è piaciuto solo The Kingdom, mentre Le Onde del Destino e Dancer in the Dark per niente) quindi mi sa che passo.

  2. stefano ha detto:

    Come, a chi devi credere? Ma che domande fai! 😀

  3. Lenny Nero ha detto:

    Premesso che ho pure segnalato la tua recensione, perchè rispetto il pensare critico quando emerge, quanto mi urta il criticismo a priori, ovviamente non condivido una sola riga!:)
    Il film è urlato, imperfetto, a-logico, procede come un sogno da abuso di lorazepam, ma la tecnica esibita, l’uso del sonoro certosino e ricercato, i riferimenti a Bergman, il voler suggerire per immagini, più che per parole, l’evidente esigenza di Von Trier di trovare un modo per sfogarsi, per comunicare una tensione emotiva, mi hanno colpito. Io e il mio ragazzo siamo rimasti senza fiato per tutto il tempo, ipnotizzati, alla fine non volevamo staccarci dallo schermo, impressionati da come fosse stata rappresentata l’impossibilità del controllo del dolore e dell’odio interiorizzato, del come l’illogicità degli eventi rispondesse a una precisa logica interna. E non nego certo eccessi o comico involontario, ma questa botta di personalismo d’autore mi ha scosso come non mi capitava da tempo. Forse l’apprezzamento dipende anche da quanto si riesce a immergersi in quella melma psicologica così torbida e senza pudore. Se si resta distanti il film risulta totalmente assurdo e inutile. A me ha emozionato su più livelli, proprio perchè così sporco e lucidamente folle, e fosse già solo per questo lo promuovo a pieni voti.
    Forse dovrei preoccuparmi per essere entrato profondamente in sintonia con un certo immaginario e sentire, ma me ne frego, non ci tengo a essere sano di mente.
    E’ un film sull’inconscio che agisce a livello inconscio. Se non ti arriva non può che schifarti e farti ridere. Per cui o lo consideri un delirio d’autore o un concentrato di kitsch. Per ora ho sentito solo opinioni totalmente divergenti. Non vorrei rischiare di prendermi una badilata di insulti, ma potrebbe diventare l’Ultimo tango a Parigi degli anni 2000. Invecchierà malissimo, ma al momento non riuscireri a concepire una regia differente.

  4. pio ha detto:

    in dancer in the dark quando finalmente la impiccano ho gridato un liberatorio: evvai!!!!

  5. Lu ha detto:

    Ero tentato, ma ora che mi hai rivelato tutte le scene più belle andarlo a vedere sarebbe inutile! 😉

  6. nicoletta ha detto:

    Il mio commento prescinde dal giudizio sul film che,a mio avviso, è interessante per molti aspetti quanto discutibile, ma è piuttosto rivolto all’autore dell’articolo perchè la recensione che ho letto mi ha divertita molto. Grazie: troppo poco spesso ci imbattiamo in una sagace ironia come quella che hai dimostrato avere.
    Nicoletta

  7. Los ha detto:

    il film secondo me tutto sommato funziona. le tematiche sono potenti e per quanto strapresenti nella letteratura, nell’arte o nella filosofia non lo sono allo stesso livello nel cinema quindi a mio parere per quanto filosoficamente scontate cinematograficamente ci stanno. Ci sono cadute di stile, scene che sucitano comicità involontaria (la volpe parlante è chiaramente in prima fila). Il finale è ambiguo suscettibile ad almeno due diverse interpretazioni come dici bene tu.
    Non concordo con una lettura in chiave progressita dell’auto-demonizzazione della protagonista dovuta a secoli e secoli di cristianesimo . . come se in epoca greco-romana la donna se la passasse meglio. il femmineo è sempre stato tendenzialmente demonizzato e non solo dalle religioni monoteistiche. è probabilmente una questione molto più arcaica di quanti si pensi e tutto sommato (forse è questo che il film ci dice) non del tutto superabile storicamente.
    In iogni caso una tematica così potente meritava forse meno cadute di stile e tutto sommato meno superficialità. Voto personale: 6/7
    Alessandro Chalambalakis

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