La novantuno: living theatre

Ieri pomeriggio: neve che cade senza sosta dal mattino e che a terra diventa fanghiglia calpestata dai passanti e dalle macchine. Bisogna fare la gimcana per non affondare nelle pozzanghere ghiacciate e stare attenti a dove si mettono i piedi per non scivolare. Nonostante questo ho i piedi intirizziti, con l'acqua gelida che mi filtra attraverso le scarpe e m'inzuppa i calzini. Salgo su un filobus delle linee urbane milanesi. Per la precisione, uno di quelli che percorrono la circonvallazione. Un carro bestiame stipato di passeggeri che si riempie sempre di più a ogni fermata. L'autista apre le porte e continua a far salire gente che si abbarbica ai sostegni per non cadere. I nuovi arrivati premono e sembrano voler sfidare la legge dell'impenetrabilità dei corpi. Abbiamo quasi tutti l'aria rassegnata: nell'autobus si mescolano respiri, odori, umori e pare di essere stati scagliati in un posto lontano da questa metropoli che si vuole moderna. A un certo punto, in via Stelvio o in viale Jenner, all'ennesimo carico di viaggiatori, un uomo di mezz'età dai capelli color grigio topo e l'aria dimessa sbotta, strascicando le parole: "Una volta non era così… Ma oggi, ormai… Qui è tutto pieno di terroni!" Qualche risolino imbarazzato, di chi si vergogna anche per chi non ce la fa più, a vergognarsi. Forse smette, penso. E invece no, il tipo insiste, nel caso in cui il concetto non fosse stato espresso con sufficiente chiarezza. Allora una donna minuta e anziana, con un marcato accento meridionale, ribatte: "Se non c'erano i meridionali qui non si faceva niente!". Ormai il dibattito è irrefrenabile, capisco. Il protoleghista: "Eh sì… Sta' a vedere che senza i terroni non c'erano nemmeno i binari del tram per strada!" A raddrizzare lla situazione interviene un ragazzo occhialuto che con piglio deciso affronta l'uomo: "Oh… ma che cazzo vuoi? Ma vedi un po' di andare affanculo! Tu devi andare a cagare! Tu stai lavorando, eh?" L'uomo, forse punto sul vivo: "Sì, io lavoro…". Il ragazzo: "Ma vai a cagare, imbecille… Io ti metto le mani addosso… ma vedi di andare affanculo, va'". Il prode difensore del nord, ormai preda della sua lallazione alcoolica, si allontana sempre più dal ragazzo, forse timoroso che questo passi dalle parole ai fatti e, manco a dirlo, continua a gridare proprio dietro alle mie spalle: "Ma sentilo lì, che linguaggio! Dove hai studiato, a Oxford?" (In realtà dice Ossford…). Al che l'altro replica: "Certo, io parlo così perché sono meridionale, posso farlo, sono incivile, no?". L'uomo non desiste e io penso che, tutto sommato, tutte le persone presenti sono molto più civili e miti di quanto normalmente si pensi: ancora nessuno l'ha preso per la collottola e l'ha sbattuto giù dal filobus, ancora nessuno l'ha menato e tutti si limitano a tollerare il suo biascicante vaniloquio, malgrado la stragrande maggioranza sia fatta di gente venuta da altrove – e quindi, secondo la vulgata leghista, è di razza non sufficientemente ariana per comprendere le finezze della milanesità. Io sono un po' divertito per questo esempio di living theatre in diretta e un po' seccato perché questo mi sta urlando nelle orecchie. E infatti M.S., che è con me e ama le scene madri, ci aggiunge del suo e gli grida: "E allora? Che cosa c'entra il mio orecchio? La volete smettere?". Il protoleghista, colto un po' alla sprovvista, borbotta con bonarietà (forse ha colto l'accento milanese di M.S. e si è ammansito?): "Vabbe'… Ma insomma, si fa così… per dire… per passare un po' il tempo". Purtroppo non so come si sia concluso lo spettacolo perché oltre alle scene madri M.S. ama anche le uscite teatrali, così alla fermata successiva si fionda giù dal filobus trascinandosi dietro me. Fortunatamente, subito dietro ce n'è un altro, dove possiamo fare il resto del viaggio comodamente schiacciati come acciughe in una scatola. (Al ritorno, invece, abbiamo preso il tram numero undici, deserto e gelido).

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3 risposte a La novantuno: living theatre

  1. Yoshi ha detto:

    ancora con i terroni? ma siete indietro a milano! noi qua ormai siamo tutti uniti appassionatamente (veneti, calabresi, siciliani, campani, etc etc) contro el marochin e el rumeno

  2. Caterina ha detto:

    Io mi sono anche imbattuta in una proto-leghista intellettuale, dispensatrice di citazioni colte (e revisioniste): “Tutta colpa di Garibaldi”.
    Al che, per restare in tema, mi viene da pensare che l’Italia sarà pur stata fatta, ma di fare gli italiani se ne sono ben guardati tutti.

  3. neurobi ha detto:

    Beh sì Caterina. Diciamo che l’Unità d’Italia, più che ad una nascita normale, sembra la creazione di Frankenstein. 🙂

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