La catastrofe (e la fuga) in sogno

Stanotte ho sognato che ero a New York. Un bel sogno? Non direi, perché non tutto andava come sarebbe dovuto andare ma, anzi, la mia trasferta americana si sarebbe conclusa con una immane catastrofe.

A New York non sono da solo, ma con me, tra gli altri, c'è anche il mio amico d'infanzia P. Siamo lì con una borsa di studio, probabilmente, e abbiamo vent'anni di meno. Forse è la fine delle scuole superiori, ma in ogni caso la mia mentalità e il mio cervello sono quelli di ora: solo l'involucro esterno appartiene al passato. Io e P. alloggiamo in due residenze diverse, ognuno con un'altra persona. Specifico che sia il mio compagno di stanza che quello di P. non corrispondono a nessuno nella realtà ma sono, per così dire, dei fantasmi che il sogno ha prodotto quasi per creare una simmetria.

Una mattina io e il mio compagno di stanza dobbiamo andare a recuperare P. e l'altro. Per gli spostamenti, ci è stata messa a disposizione una macchina con relativo autista, che abbiamo conosciuto il giorno precedente e a cui io ho già raccontato il perché e il percome di questo viaggio. Dobbiamo andarli a prendere alle sette e mezzo, ma loro non si sono ancora svegliati. E qui non mi si chieda come io faccia a saperlo, perché non li ho né sentiti prima né ho avuto nessun messaggio al riguardo. Anzi, prima di passare da loro dobbiamo andare a recuperare macchina e autista. Però, per uno di quegli sdoppiamenti onirici che rendono tutto possibile e credibile, è come se io fossi in due luoghi diversi: fisicamente nel mio ostello con il mio compagno di stanza e, con lo spirito, nell'altro ostello dove alloggiano P. e il suo compagno di stanza. So che sono le otto e mezzo, vedo la sala della colazione, il tavolo imbandito, ma loro non si sono ancora presentati. Me lo rivela una cameriera: siccome assomiglia moltissimo a una signora moldava che lavora nella mensa dell'azienda dove lavoro anch'io, nel sogno mi chino verso di lei e le sussurro una frase in romeno.

Dopo questo breve stacco, ci ritroviamo, io e il mio compagno di stanza, in un'ampia strada del centro cittadino – una strada che assomiglia molto al Ku'damm berlinese -, dove restiamo in attesa che si presentino P. e l'altro. Io sono agitato, anche perché non so come fare per avvertire l'autista. Naturalmente mi sembra del tutto normale che l'autista debba essere avvisato e prelevato e che io debba stare in ansia anche per lui. A un certo punto alziamo lo sguardo e, in lontananza, vediamo le ciminiere di una fabbrica che esplodono e un gran fumo nero che si leva. Da quel momento, con un effetto domino, cominciano a esplodere e a crollare a uno a uno gli edifici lungo la avenue. Si sbriciola l'Empire State Building, si sgretola quello che io chiamo "l'ovulo vaginale gigante" (e che in realtà si trova a Londra, non a New York, ma i sogni non hanno rispetto nemmeno della geografia) e dal cielo piovono macerie. La distruzione si avvicina sempre più a noi e qualcuno è costretto a scansarsi per evitare che qualche pezzo di muro volante gli cada in testa. Però, curiosamente, tutto si ferma un paio di strade più in là e noi che stiamo lì a guardare questo sfacelo ne siamo, in buona parte, risparmiati. Anche in quel momento, però, la mia massima preoccupazione è per P. che non si è ancora svegliato, un fatto, questo, che mi fa arrabbiare ancora più della devastazione in atto davanti ai miei occhi (devastazione che, tra l'altro, è ancora più inquietante perché è improvvisa e inspiegabile).

Davanti alle macerie penso che non è più possibile andare downtown: non ci resta altro che risalire uptown, verso Harlem (perché – non so come – ma sono certo che tutto quel pandemonio si è verificato a sud del punto in cui ci troviamo noi). Mi chiedo se la metropolitana funzioni e mi avvio verso una fermata, scendendo sotto terra. Il mio unico pensiero, ora, è fuggire dal paese e lasciarmi alle spalle tutto quel casino. Ed è in questo momento che mi sveglio.

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2 risposte a La catastrofe (e la fuga) in sogno

  1. neurobi ha detto:

    A me è capitato di sognare un “viaggio” a Parigi che in realtà era una versione big di Rimini con i vari monumenti sparsi sul lungomare e la tour Eiffel costantemente sullo sfondo.
    Mi fa morire la capacità che ha l’incoscio di fabbricare Frankestein di minchiate 😀

  2. Ulrich ha detto:

    Strano…ma anche io stamattina ho sognato qualcosa di simile.Inutile dire che questo sogno da quattro soldi ha generato una tale carica ansiosa che mi sono risvegliato con un senso di vuoto allo stomaco!Risultato: sono stato di pessimo umore tutto il giorno!Speriamo bene per le prossime ore :-))!

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