Dell’impotenza

Vivere è imparare a gestire l’impotenza. Imparare a distinguere le cose che si possono cambiare da quelle che invece sono immodificabili e agire di conseguenza: operare in modo da migliorare le prime e cercare invece di accettare le seconde, senza lasciarsi travolgere da un superomismo privo di efficacia. A dirlo così sembra una constatazione banale, una ricetta semplice da applicare, come seguire una linea retta che a un certo punto arriva a una biforcazione in fondo alla quale, comunque vada, si staglia luminosa una qualche forma di serenità. Ma facile lo è solo in senso astratto, come quando la nostra mente insegue i pasaggi della dimostrazione di un teorema matematico: basta fare così e cosà ed ecco la soluzione a portata di mano. La realtà è diversa: quel sentiero che in teoria sembra così diretto è irto di ostacoli psicologici e di trappole. Innanzitutto: come facciamo a capire se quello che ci sembra immodificabile in realtà non lo è, e viceversa? Magari rischiamo di non agire perché pensiamo che la nostra azione non abbia alcun effetto. Gettiamo la spugna troppo presto, ci prepariamo ad accettare la nostra impotenza proiettando all’esterno un ostacolo che è solo dentro di noi. Oppure ci dimeniamo tanto e sbattiamo la testa contro un muro che, al contrario, è invalicabile e incrollabile. Non sarà mai possibile non invecchiare o non morire, per esempio. Per (non) lottare contro i mulini a vento, dobbiamo prima averli riconosciuti, ma il problema è non c’è nessuna garanzia, a priori, che sapremo farlo. E saperlo fare dipende anche dallo stato d’animo in cui ci troviamo in quella circostanza: siamo pieni di energie? Bene, morderemo la realtà e le sconfitte sembreranno dettagli irrilevanti, superabili grazie alla nostra insistenza. Siamo in uno stato di abbattimento e di sconforto? Ogni minimo rovescio servirà a confermarci che tutto è immodificabile. E se quello che si poteva modificare non si modifica nonostante i nostri sforzi e tutti i nostri tentativi, non finiremo per essere risucchiati nelle profondità del nostro senso di impotenza? Vivere è resistere alla tentazione della paralisi. E’ come quando restiamo immobili troppo a lungo in una posizione scomoda e ci sembra di non sentire più un braccio o una gamba. Eppure sono ancora lì: solo muovendoli potremo rendercene conto – finché, davvero, non resterà più nulla da muovere.

Questa voce è stata pubblicata in Appunti e riflessioni. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Dell’impotenza

  1. sacherfire ha detto:

    Quando i mulini a vento non si riconoscono, o abbiamo timore di non riuscirvi, possono in genere essere d’aiuto altri modi di riconoscimento. Amici, amori, a volte anche sconosciuti, ciascuno può contribuire con le proprie sensibilità a smascherare il mulino a vento o a mettere a fuoco il muro. Occorre però fare un passo indietro, perché dare fiducia e ammettere un proprio limite a volte non è affatto facile.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...