Mailänder Blues

Stanotte, verso le due, via Melchiorre Gioia è intasata dal traffico. Una Smart cerca di parcheggiare su una delle rare piste ciclabili all’incrocio con viale Montegrappa proprio nel momento in cui ci sto passando in bicicletta io, che così mi vedo costretto a scendere in strada. A Milano c’è una specie di "notte bianca": molti teatri offrono spettacoli a tre euro e un po’ ovunque spettacoli e manifestazioni. Ecco dunque la ragione di tanto traffico. I semafori, però, sono già stati spenti, come ogni notte dopo l’una e mezzo, causando però stavolta ingorghi agli incroci, dove le macchine si rubano le precedenze o esitano incerte su chi debba passare per primo. Anch’io, all’incrocio con viale della Liberazione, mi infilo cauto nello spazio ristretto davanti al parafango di un taxi. Come sempre attraverso all’intersezione tra via Melchiorre Gioia, via Pirelli e via Sassetti, dirigendomi verso largo de Benedetti. Salgo e scendo dal marciapiede. Davanti alla Nuova Idea il marciapiede e la strada è invasa – come ogni fine settimana – dalle automobili parcheggiate. Io faccio lo slalom, accompagnando la bicicletta senza pedalare, ma nonostante ciò sento un uomo che biascica, lamentoso, che il marciapiede è per i pedoni. Passo dietro una delle trans che, come ogni sera, offre le sue grazie (e le sue disgrazie) a chi le vuole avere (e qualche volta rallento di proposito per guardare le facce di chi, al volante, abbassa il finestrino per contrattare, le fa montare o smontare: per lo più uomini maturi che non fatico a immaginare altrimenti dotati di "sessualità sana e responsabile", fino a ulteriore smentita). Mentre pedalo per tornare a casa dal lavoro (e intanto tutti gli altri escono per la loro dose settimanale di divertimento – o di-vertimento) mi coglie alla sprovvista la sensazione di essere uno sfigato. Eccomi qui, mi dico, sto pedalando in bicicletta, io che non ho nemmeno una macchina, non guido da anni, e che se anche l’avessi non saprei come né quando usarla, se non forse per andare a fare la spesa al supermercato o tornare a casa dai miei una volta al mese al massimo senza prendere il treno. In quel momento vorrei vivere in una città come Berlino, dove chi usa la bicicletta usa la bicicletta e basta, senza fare parte di un gruppo di marginali che la usano o perché non hanno alternative o perché vogliono fare loro gli alternativi, una città in cui la bicicletta è quello che è: un mezzo di trasporto. Mentre a Milano è un po’ lo stigma del reietto, tanto che persino i mendicanti ai semafori – acutamente consapevoli delle gerarchie sociali – evitano di chiedere l’elemosina a chi si ferma al rosso. A ogni colpo di pedale mi sento invecchiare di un anno e il resto della mia vita, per un istante, mi si stende davanti sotto forma di ripetizione e io, cullandomi nell’autocommiserazione, mi sento come sciacquato ai bordi dalla piena di tutti quelli che, festanti, mi passano accanto in macchina. Magari hanno le pezze al culo – penso -, ma a certi status symbol non rinunciano. Sono quasi arrivato a casa, quando passa un’auto con quattro ragazzotti e, con il finestrino abbassato, uno di loro urla: "Ciao, bella!" – e chissà che non si rivolga proprio a me – e intanto alza il braccio in quello che a me pare inequivocabilmente un saluto nazista. Hanno proprio aperto le gabbie, vorrei dire.

Rientrato a casa, mi butto a letto a leggere. Ignoro il messaggio di uno dei miei vecchi "amanti" – se così posso chiamarlo – che vorrebbe venire da me a quell’ora della notte. Ormai mi prende lo sconforto alla sola idea di dover rimettere tutto in ordine dopo l’atto sessuale, a tal punto che preferisco farne a meno. A volte dormo mettendomi i tappi nelle orecchie e coprendomi gli occhi con una di quelle mascherine che vendono negli aeroporti per dormire in aereo durante i voli intercontinentali. Non lo faccio per evitare il rumore: nella mia strada, di domenica mattina, c’è un gran silenzio. Lo faccio per escludere il mondo, per rientrare in me stesso, per diventare – il tempo di una notte – una monade solitaria che basta a se stessa. A volte, ma non stanotte. Quando mi sveglio mi accorgo di avere sognato: ero a Berlino, cadeva una finta neve, una donna mi chiedeva di fotografarmi, passeggiavo verso Rosa-Luxemburg-Platz e mi sembrava di essere uscito dal Berlin Alexanderplatz di Döblin.

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10 risposte a Mailänder Blues

  1. tato ha detto:

    certo che tornare a casa dal lavoro alle due di notte…..
    opvvio che muoio di curiosità
    eheheheheheh

  2. Monsieur Poltron ha detto:

    Pensa che a me coglie la sensazione di essere uno “sfigato” e il resto della mia vita mi si stende davanti in forma di ripetizione quando vado al lavoro (in auto + treno o, più spesso, solo in auto perché il treno lo perdo).
    It’s not the means of transport, it’s the DRIVER!

  3. stefano ha detto:

    Accidenti, mi hai proprio tirato su d’umore 🙂

  4. benjamino ha detto:

    Fossero tutti sfigati come lo sei tu, il mondo mi sarebbe più abitabile e meno ostile.

  5. Ale ha detto:

    Sinceramente, da romano che vive a Milano, ho in effetti molto spesso la sensazione che qui la gente in bicicletta”faccia l’alternativo” (spesso ho anche la sensazione che le donne in bicicletta si illudano di compensare con i pochi metri quotidiani i gelati della sera prima). Però che siano sfigati che non possono permettersi altro che la bici… beh, questo praticamente non l’ho pensato mai. Anzi, si vedono delle mise che sono più adatte a una serata di gala che a pedalare (ed eventualmente sudare) su due ruote. Quindi suppongo che questa sensazione (di sfiga) non la dia neanche tu.

  6. fuchsia ha detto:

    Scusa, cosa devi rimettere a posto dopo l’atto sessuale? Vuoi dire che devi cambiare le lenzuola? Mi è piaciuto moltissimo il tuo blues milanese. Mi piace molto come scrivi. Sono capitata qui per caso, come puoi immaginare, per una di quelle strane coincidenze che sono una delle poche cose belle della vita.Potrei stare per ore a commentare questo tuo Blues, ma per il momento mi accontenterei di avere una risposta alla domanda iniziale.

  7. stefano ha detto:

    Eh, ce n’è da rimettere a posto! Certo, le lenzuola vanno riordinate. Poi bisogna buttare i preservativi usati e la carta assorbente. Mettere gli asciugamani nel cesto della biancheria. Pulire i pavimenti nel caso in cui ci siano tracce di sperma o di lubrificante (si può scivolare!)… E’ un lavoraccio, guarda.

  8. fuchsia ha detto:

    Posso dire che mi fai una gran tenerezza?(tranquillo, non ci sto mica provando)
    Forse è solo che mi ricordi tantissimo un personaggio che ho inventato e che per una di quelle strane coincidenze di cui sopra si chiama Steven.
    Quanto al resto, per me la faccenda è un po’ meno laboriosa,devo ammettere, però francamente, la gran parte delle volte mi ritrovo a pensare che forse era meglio se andavo avanti a leggere…

  9. stefano ha detto:

    Be’, anche se ci stessi provando, non mi scandalizzerei 🙂
    … avanti a leggere anziché far cosa?…

  10. fuchsia ha detto:

    Dipende dal libro, ovviamente, però certe volte la letteratura è meglio del sesso…e poi dipende anche da me, ovviamente. Non darei la colpa al partner. E’ che davvero certe volte non so dove sono con la testa. O meglio: è ben raro che io voglia essere QUI e ORA.

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