Ancora sull’omofobia interiorizzata

Da Comprendere l’omosessualità, di Marina Castañeda, traduzione di Sabrina Zaninotto e Michele Pasquale.

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"Gli omosessuali che sono afflitti da un alto grado di omofobia interiorizzata possono, per esempio, essere incapaci di esprimere il loro amore per una persona del loro stesso sesso – pur vivendo con essa, od avendo con lei una relazione, che dura da molti anni. Può sembrar normale che altri (ad esempio, la famiglia) critichino o ignorino il partner; possono essi stessi far occupare alla relazione di coppia un ruolo molto secondario, progettando il futuro senza tenerne conto. (…) Il rifiuto delle emozioni, dei desideri e dei bisogni già di per sé può generalizzarsi ed estendersi a tutta la vita affettiva, non soltanto all’amore e alla sessualità. Una persona che sottopone a critica o che reprime da sempre ciò che sorge in lei spontaneamente può arrivare a diffidare di tutti i suoi desideri e sentimenti. (… ) Potremmo chiederci quante delle condotte autodistruttive degli omosessuali non derivino, in parte, da questa sfiducia nei confronti della propria intuizione, e dalla loro abituale repressione dei sentimenti più profondi.

Un’emozione spesso repressa è la collera. Non dimentichiamoci che gli omosessuali sono oggetto di continue aggressioni. Che lo ammettano o no, non possono esimersi dal notare le spiritosaggini, le battute, le etichette e la svalutazione più o meno costanti cui sono sottoposti quotidianamente. La domanda che si pone non è solo quella di sapere se tutto ciò li ferisce o no (…) quanto di sapere come gestiscono la rabbia che dovrebbero normalmente provare. Ugualmente, cosa ne fanno della rabbia che provano alle volte verso se stessi, perché diversi? La risposta è che essi tendono sia a reprimere, che a spostare, questa collera. Così, vi sono omosessuali per cui è molto difficile arrabbiarsi: sempre gentili, benevolenti, tendono tuttavia alla depressione (…) Oppure questa rabbia può esprimersi in condotte autodistruttive – che sono sfortunatamente molto frequenti nell’ambiente omosessuale. (…) Qualunque sia la forma che assume, a seconda della struttura di personalità e del contesto sociale di ciascuno, dobbiamo sempre cercare la presenza più o meno repressa di una rabbia lungamente accumulata. E’ importante prenderne coscienza, e canalizzarla correttamente."

2

"Un altro problema che può derivare dall’omofobia interiorizzata è un’immagine di sé svalutata: molti omosessuali si considerano limitati, sia a livello fisico che a livello sociale od anche professionale. Questa sensazione di essere svantaggiati viene raramente verbalizzata in quanto tale, e non è necessariamente cosciente. (…) La sensazione di svantaggio che possono provare corrisponde, in parte, ad una realtà obiettiva. Inoltre, l’omofobia interiorizzata aggrava le cose. (…) Paradossalmente, questa sensazione diffusa d’inferiorità o d’insufficienza può ingenerare uno sforzo continuo per compensare il ‘difetto’ dell’omosessualità in altri campi della vita. L’omosessuale può (inconsciamente) tentare di provare che è ‘accettabile’ malgrado tutto secondo i criteri della società eterosessuale. Questa sovracompensazione può condurlo a diventare troppo perfezionista ed esigente con se stesso: può sentire che non è ‘all’altezza’ in molti campi. Come ogni minoranza discriminata, cercherà costantemente di provare che può soddisfare le richieste della maggioranza. (…) La stessa dinamica di sovracompensazione può condurre l’omosessuale a cercare di mostrarsi sempre nella miglior luce possibile. Sarà difficile per lui mostrare (o anche solo riconoscere) i propri limiti, perché ‘se fallisco, gli altri penseranno che è a causa della mia omosessualità’ ".

3.

"Un’altra manifestazione di quest’insicurezza di base è una relativa debolezza nei confronti dei limiti interpersonali. (…) E’ per questo che molti omosessuali mantengono delle relazioni di coppia poco soddisfacenti: mancano i limiti che sono alla base di ogni relazione sana, e che permettono alle persone di dire: ‘non sono d’accordo’, o ‘non mi va’. Inoltre, possono credere che non troveranno nessun altro che li possa amare, se mai si separassero dal partner attuale. Questa svalutazione di sé, la mancanza di limiti possono quindi servire a mantenere in vita delle relazioni che altrimenti non sopravvivrebbero..

4.

"Un altro fenomeno interessante che deriva dall’omofobia interiorizzata è l’idea che molti omosessuali hanno sull’omosessualità altrui. Si sente spesso parlare gli omosessuali de ‘la maggior parte degli omosessuali’ come se loro non lo fossero. (…) Questa dicotomia, quest’equivoco che consiste nel dire: ‘lo sono, ma non lo sono’, è ancora una manifestazione dell’omofobia interiorizzata."

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Una risposta a Ancora sull’omofobia interiorizzata

  1. restodelmondo ha detto:

    Sintetica, precisa; e descrive qualcosa di inquietantemente familiare. La leggerò.
    (grazie per aver ricopiato stralci così ampî.)

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