# 35

(1° movimento)

Quando la mattina mi sveglio riaffiori alla superficie della mia coscienza come un’isola che ogni notte sprofondasse in fondo al mare per risalire a galla il giorno dopo. E dire che c’è stato un tempo, lontanissimo, in cui al risveglio la mia mente era così spoglia da costringermi a uno sforzo per ricordarmi che qualcuno era con me. Presenze brevi: ero troppo giovane e troppo preso da me perché concedessi loro di entrarmi davvero dentro e superare la soglia della coscienza vigile. Adesso la mia mente compie lo sforzo inverso, senza voglia né convinzione getta ghiaccio sui miei furori, si dice che deve mantenere l’equilibrio ed esercitare un minimo di freddezza. Eppure sa di essere ormai un sasso che rotola giù lungo un pendio, acquistando velocità. Sdoppiata, si osserva e assiste alla propria rovina, ma non può veramente fare nulla per intervenire e modificarne il corso. Ma quando la tensione si fa troppo forte provo a indossare di nuovo i vecchi abiti del disincanto dicendomi che mi sto illudendo, ma li sento stretti. Ho conosciuto le seduzioni del cinismo, ma non hanno funzionato e ora so che cosa voglio perché l’ho trovato. So di essere come il bambino che, a forza di cadere, allunga le braccia non appena rischia d’inciampare, ma che ha anche imparato a non opporsi più al bisogno di correre. E quando io, esausto per la battaglia e per gli ostacoli – tutti interiori – che ho scavalcato, vorrei accasciarmi, mi basta uno sguardo, ricambiato, per rialzarmi e riprendere la corsa: in quel momento non esiste più ghiaccio che raffreddi i miei furori e non c’è più modo di fermare il sasso che rotola giù.

(2° movimento)

Le nostre parole sono una piccola nave che aggira uno scoglio. Lo scoglio è il tabù. A volte rimane sullo sfondo, come una presenza sinistra che riusciamo quasi a dimenticare, mentre altre volte – come un magnete – attrae a sé la nostra fragile imbarcazione, con forza irresistibile. Non è la sua presenza reale che conta, ma il suo valore di simbolo: questo sì, lo possiamo cancellare, prenderci un attimo di pausa e volgere lo sguardo altrove. Come oggi, per esempio: diamogli le spalle, non lasciamo che getti un’ombra sulle nostre parole finalmente sorridenti. Il mare è liscio come olio, il sole è a picco e la luce si riflette in infinite schegge sull’acqua. E’ bello starsene così: perché dirigere la nostra piccola nave in prossimità di quello scoglio? Se solo potessi prendere in mano il timone e portarla via da lì. C’è un porto che aspetta.

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