Berlino (V) – Un po’ di Brandeburgo e una puntatina in Polonia

Ieri mi sono svegliato di buon’ora per la prima gita "fuori porta" di questo soggiorno berlinese. La meta iniziale è stata Eisenhüttenstadt, in Brandeburgo, la cui caratteristica principale è di essere stata in gran parte costruita negli anni cinquanta intorno alle industrie siderurgiche della zona. M’immaginavo quindi di trovare una tipica "città ideale" in stile DDR. In realtà non è proprio così. La stazione sembra un edificio abbandonato e la sensazione di essere arrivato in una città fantasma non mi lascia nemmeno quando arrivo nel centro storico. Esiste infatti un centro storico, che si chiama Fürstenberg, ed è probabilmente il nucleo originario della cittadina. Niente di speciale: sono due strade in croce con una piazza del mercato, come ce ne sono molte in Germania. Lì intorno – nella Gubener Straße – c’è già qualche Plattenbau, i casermoni prefabbricati socialisti, ma vedo anche delle gru che ne stanno abbattendo una serie. Di rado ho visto un luogo così silenzioso: il ponte sul canale Sprea-Odra sembra ben poco battuto, anche se è stato ricostruito solo una decina d’anni fa, dopo che quello originario era stato fatto saltare nel 1945 (e nel frattempo? mi domando). Nella piazza del mercato una targa sulla facciata del municipio ricorda che anche gli operai di Eisenhüttenstadt parteciparono alle sollevazioni del 17 giugno 1953, oppresse dalla brutalità sovietica e dell’SED, il partito socialista unificato della DDR. Dopo aver gironzolato un po’ nel centro e deluso per non aver trovato la "città nuova" socialista, torno sui miei passi e mi fermo a mangiare un döner vegetariano a un baracchino vicino alla stazione. Il tipo che me lo prepara non è turco, ma tedesco. Forse fuori da Berlino anche i tedeschi, per mancanza di altri lavori, si sono convertiti alla gastronomia etnica. Nel silenzio generale si diffondono, dalla radio accesa, le note di "Dancing Queen" degli Abba: che si tratti di un omaggio involontario all’unico avventore frocio?
Proseguo oltre la stazione: c’è qualche fabbrica, nuovi capannoni dove si sono insediati concessionari di automobili, campi che sembrano abbandonati al loro destino, lunghi stradoni desolati. Arrivo, a un certo punto, a un incrocio tra due vialoni. Qui, effettivamente, s’innalzano una serie di casermoni intorno a una strada che si chiama Fröbelring. Sei di questi, disposti in file parallele, sono stati ristrutturati e ingentiliti con colori pastello, mentre gli altri devono essere rimasti nelle condizioni originarie. Tornando sul lungo vialone principale – Straße der Republik – guardo all’orizzonte, dove la strada sale un po’, impedendomi di vedere oltre. Forse laggiù c’è una città, ma ormai sono stanco e torno indietro, seguendo la linea di un lunghissimo Plattenbau al lato della strada.

La seconda tappa è Francoforte sull’Odra, dove avrei comunque dovuto cambiare il treno per tornare a Berlino. Ci ero già stato nel 1994, ma non ricordavo praticamente nulla, tranne l’ "Oderturm" che, con la sua altezza, sovrasta tutti gli altri edifici. Faccio un breve giro in centro e mi dirigo subito verso il ponte sull’Odra dove c’è la frontiera: basta attraversarlo e si arriva nell’angolino di Francoforte che, col nome di Slubice, è rimasto alla Polonia. Quando arrivo dall’altra parte mando un sms a M. con scritto: "Cucù, sono in Polonia" e lui mi risponde prontamente: "Bel posto, vedi se riesci a sentire Radio Maria!". Appena passata la frontiera sembra quasi di essere in Svizzera, non perché il luogo sia particolarmente lindo, ma perché è pieno di negozi che vendono sigarette (papirosy) e liquori a prezzi molto convenienti. Conto poi numerose parrucchiere: probabilmente le signore tedesche, che contano il centesimo, vengono a farsi i capelli in Polonia. C’è anche qualche studio odontoiatrico. Slubice è chiaramente, dal punto di vista architettonico, un pezzo di Germania, che però sembra lasciato andare più o meno al suo destino. Non è stato fatto molto per ristrutturare gli edifici, parecchi dei quali sono scrostati o in sfacelo. Ce n’è uno i cui balconi sono crollati, lasciando solo delle stanghe di ferro che spuntano dai muri. In compenso, per bloccare l’uscita dalla porta finestra, questa è stata inchiodata con un pannello di compensato. La gente è in generale più povera e dimessa, le strade e i marciapiedi sconnessi, e man mano che ci si allontana dal "centro", le stradine laterali sono sterrate. C’è anche una specie di idillio campagnolo quando, in un cortile sul retro di una casa, vedo delle galline razzolare. Ci resto poco più di un’ora, il tempo di assorbire quest’atmosfera un po’ decadente. Alla fine, mentre sono fermo davanti a uno dei tanti negozi per turisti, sento cadermi in testa qualcosa di umido e piuttosto solido: non vorrei sbagliarmi, ma dev’essere un cattolico piccione polacco che, forse per vendetta, mi ha cacato in testa. Ripasso la frontiera mostrando semplicemente il passaporto alle due guardie, quella polacca e quella tedesca. Quest’ultimo, che ha fatto aprire le borsette alle signore polacche davanti a me, ignora completamente il mio zaino, che potrebbe invece contenere chissà quali merci di contrabbando. Tornato alla "civiltà" occidentale, a Francoforte, vado in un McDonald’s e mi compro un McFlurry, dando così fondo alla mia abiezione.

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3 risposte a Berlino (V) – Un po’ di Brandeburgo e una puntatina in Polonia

  1. avi ha detto:

    Che cos’è un McFlurry ? (perdona l’ignoranza)

  2. liseuse ha detto:

    hättest du dieselbe Freude am Reisen, wenn du darüber nicht schreiben könntest? 🙂

  3. Matthäi ha detto:

    Divertente, soprattutto la storia del piccione. 🙂
    Ma non sapevo che anche per l’Oder esistesse un nome italiano. E’ così meravigliosamente démodé utilizzarlo, un po’ come dire Breslavia invece di Wrocław etc.
    PS Il McFlurry è il gelato che servono al McDonald’s, ci si possono mettere sopra anche gli smarties.

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