Berlino (III) – Turista “per cazzo” (e per altro ancora)

Fare il turista

Fare il turista a Berlino significa anche salire per la prima volta nella cupola di vetro del Reichstag, cosa che avevo sempre evitato perché per pigrizia non volevo mettermi in coda e le code erano sempre imponenti. Stavolta, però, non essendo da solo, mi sono adeguato e dopo aver subito i controlli in stile aeroportuale siamo ascesi in cima al Parlamento tedesco. La vista è impagabile, questo va detto. A trecentosessanta gradi si ammira tutta la città. Un piacere doppio, per me, soprattutto perché riconoscevo da lontano tutti gli edifici più importanti.
Oppure significa anche andare a visitare qualche museo e qualche mostra. Ieri M. e io siamo andati a vedere quella di Rembrandt alla Gemäldegalerie. Gli ingressi alle sale espositive sono scaglionati, per fortuna, ma resta comunque l’effetto "stazione ferroviaria" o "aeroporto" nelle ore di punta. Io, come al solito, guardo un po’ i quadri e un po’ la gente. Dovrei scrivere qualcosa d’intelligente sulla mostra: in fin dei conti, Rembrandt è pur sempre Rembrandt! Eppure non mi viene niente. Ho avuto un momento di spaesamento guardandomi attorno e vedendo visitatori da tutti il mondo, tutti radunati lì per questa mostra, e ho pensato per un attimo che anch’io una volta giravo per mostre e musei con convinzione e certo di trarne giovamento, mentre ora mi annoio e non ci credo più molto – e messo così, sembra il manuale del turista disilluso. E’ già tanto se in una mostra trovo uno o due pezzi esposti che mi emozionano. Qui sono soprattutto i disegni di Rembrandt, ancor più che i dipinti. E sono in particolare i disegni preparatori, con gli abbozzi delle figure e delle teste. Ho la sensazione di entrare quasi nella sfera privata dell’artista, di chinarmi sopra di lui nella fase intima del suo lavoro, in quello che non doveva essere destinato al pubblico. Questo è il lato "umano" del lavoro artistico, che mostra la fatica e le esitazioni, contro la retorica dell’ "ispirazione".

Interludio italiano

Ieri, per ripararmi da un acquazzone e prima di incontrare M., mi sono rifugiato in un Internet café di Potsdamer Platz e ho letto brevemente i titoli del Corriere online. Un articolo, però, l’ho letto per intero: Andreotti ha detto che la maggioranza dei sette senatori a vita non voterebbe a favore dei pacs se qualcuno volesse istituirli, e quindi a Prodi non conviene nemmeno provarci. Un’affermazione a metà strada tra la constatazione e la minaccia. Penso che Andreotti era il candidato di bandiera del centrodestra alla presidenza della Repubblica. Il dramma dell’Italia è che non esiste né una sinistra liberale degna di questo nome – o che non abbia percentuali irrisorie -, né una destra moderna che non senta potente i richiami e i rigurgiti clerico-reazionari. In entrambi gli schieramenti, insomma, c’è grosso modo perfetta concordia quando è il momento di respingere le esigenze degli individui e il loro bisogno di autonomia e di autodeterminazione. Ci si limita a trattarli da minorenni, quando non da minorati che hanno necessità di qualcuno che pensi e decida al posto loro. L’importante è che sappiano che c’è sempre "qualcosa di più grande" a cui devono obbedire o adeguarsi. Anche quando questo è in realtà soltanto il desiderio dei politici (di destra, di sinistra, di centro) di mantenersi ben saldi al potere, richiamandosi però di volta in volta alla morale, alle convenienze, alla tradizione. Tutto pur di tradire gli individui. L’Italia si è persa per strada sulla via della modernità.

Di vario germanesimo

Non so se è una novità o me ne accorgo io solo adesso, ma a quanto pare le bevande vengono vendute con l’aggiunta di una cauzione per le bottiglie di plastica che le contengono. Per lo più venticinque centesimi che vengono restituiti al rendere la bottiglia. Questo ha dato origine a un business. C’erano fenomeni che non mi spiegavo: l’altra sera ho visto un ragazzo giovane, nient’affatto malmesso, che frugava nei cestini della spazzatura. Non riuscivo a classificarlo e non capivo che cosa cercasse. Non mi pareva un mendicante. Il giorno dopo un altro tizio stava facendo la stessa cosa. Quando io, M.S. e D. abbiamo visto che recuperava delle bottiglie di plastica abbiamo capito tutto: qualcuno che non ha voglia di prendersi la briga di riportare la bottiglia – magari turisti che non hanno tempo da perdere – viene "sostituito" da questi volonterosi che, bottiglia su bottiglia, raggranellano qualche soldo. Di solito si pensa che siano gli scozzesi a essere un po’ sparagnini, ma in realtà bisognerebbe aggiornare il luogo comune: i tedeschi li battono, e di molte misure.

Notte berlinese

Ieri sera sono andato in un "postaccio dove si fanno le cosacce" (molte cosacce, devo dire) a Kreuzberg. Ero preoccupato perché non sapevo come sarei tornato, ma poi ho scoperto che le linee del metro vanno tutta la notte durante il fine settimana. La U8, per esempio, partiva da Hermannplatz ogni quindici minuti. L’ho presa – nemmeno troppo tardi – all’una e quaranta. E’ piacevole e per niente squallida. E’ luminosa e manca quell’atmosfera sordida e un po’ squallida che caratterizza la metropolitana milanese in un qualsiasi giorno dopo le nove di sera, quando cioè non la prende nessuno che non sia obbligato a prenderla – e quindi chi non può permettersi altri mezzi di trasporto. Qui, invece, ci sono molti giovani che escono o rientrano e che non si fanno nessun problema.
Sono sceso a Bernauer Straße – non avevo voglia di cambiare sulla U2 ad Alexanderplatz in direzione di Pankow – e mi sono fatto un pezzo di strada a piedi, girando nella Eberswalder Straße che, con i locali aperti, era ancora molto animata, come animata era ancora buona parte di Schönhauser Allee. Mi sono fermato da un "kebabbaro" ancora aperto a prendere un börek al formaggio che ho mangiato (perché, si sa, il sesso mette appetito) mentre risalivo la Schönhauser Allee. Ho provato una strana felicità. "Strana felicità" è pleonastico, per me, poiché ogni felicità mi sembra strana. Comunque sia, felicità per essere a Berlino un venerdì notte, camminare per Prenzlauer Berg, sentirmi bene e tranquillo, girare per una città che vive e non vive solo in macchina. Arrivato a casa, dopo una passeggiata di quaranta minuti, mi sono fatto la quarta doccia della giornata e sono crollato a letto fino a stamane alle undici.

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6 risposte a Berlino (III) – Turista “per cazzo” (e per altro ancora)

  1. Disorder ha detto:

    Andreotti è niente.
    Ti prego, appena hai tempo vai a leggere cosa dichiara oggi il “più laico” Cossiga. Lui la formulazione al ribasso (diritti individuali) del programma dell’Ulivo la voterebbe. Di più, voterebbe anche il pacs alla francese, se Prodi lo proponesse, perchè così gli suggerisce la sua ragione e senso civico. Però se il Papa o la CEI ordinano, lui non voterà niente, perchè “non è un’autorità morale” e quindi si atterrebbe al richiamo ecclesiastico, anche contro le sue convinzioni razionali.
    qui il testo completo:
    http://www.arcigaymilano.org/stampa/rs.asp?BeginFrom=0&ID=27183

  2. Disorder ha detto:

    (Anzi, vacci quando torni e goditi la vacanza. A meno che tu non voglia prendere la cosa a ridere).

  3. gp ha detto:

    per il pfand allora ti spieghi perché trovi sempre le bottiglie per strada in bella mostra 🙂 (non le butto mai via, ma le lascio lì, così chi le deve tirare su non deve frugare nella spazzatura)
    in xberg dove sei andato? urbanstr.?

  4. mauoshi ha detto:

    questi resoconti, comunque, son deliziosi

  5. stefano ha detto:

    @ disorder: mi basta il tuo riassunto
    @ gp: be’, vedo che sei informato 😉
    @ mauoshi: grazie, ne arriveranno altri (spero).

  6. d. ha detto:

    e’ bello tornare cosi a berlino. grazie. !

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