“Laici in ginocchio”

"I discorsi dei religiosi sono pieni di falsità, distorsioni, imposture e propaganda, come quelli di altre agenzie di consenso: la cultura laica deve promuovere la critica di quelle cose. Una società laica è quella in cui è possibile smascherare le imposture del clero e in generale dei profeti religiosi e nella quale ai cittadini vengono forniti gli strumenti per emanciparsi dagli insegnamenti religiosi.

Ratzinger rivendica il rispetto per ciò che è sacro, non soltanto per ciò che qualcuno considera sacro, ma per il sacro in sé, che anche chi non pratica nessuna religione deve riconoscere. Il sacro sottrae a esame credenze e pratiche, e copre tabù e superstizioni. Chi ammette che ci sono recinti intellettuali o materiali sacri deve godere delle normali libertà per tutelarli, ma non merita particolare rispetto. Chi protegge con tabù le cellule embrionali, perché ritiene sacra la vita, non merita più rispetto di chi protegge con tabù le cellule sanguigne o vieta di mangiare carne di maiale: siano liberi di praticare queste cose e di persuadere gli altri a praticarle, senza imporle, ma non pretendano anche il rispetto.

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Una società laica dovrebbe evitare soltanto che le manifestazioni pubbliche delle religioni godano di privilegi rispetto alle manifestazioni pubbliche che non hanno carattere religioso, e che l’attività religiosa goda di incoraggiamenti speciali o che venga considerata un aspetto della vita sociale dotata di particolare valore. La sua esistenza è assunta come un dato, se nella società esistono Chiese, comunità religiose o singoli cittadini che esercitano attività religiose, ma sarebbe prudente vedere in fenomeni di questo genere almeno anche delle minacce. Le religioni tendono a imporre i comportamenti che costituiscono segni di appartenenza a una confessione religiosa e che, secondo le credenze propagandate, permettono di conseguire fini ritenuti particolarmente importanti, presentando come certezze oggettive ciò che invece è sostenuto da credenze arbitrarie. Questa imposizione passa attraverso la pretesa di introdurre le credenze religiose nella sfera delle decisioni pubbliche, mettendole sul medesimo piano delle conoscenze oggettive.

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Le stesse opere assistenziali esercitate dalle comunità religiose, che spesso vengono esaltate come un servizio reso alla società e per le quali le comunità pretendono riconoscimento e finanziamento da parte delle autorità politiche, sono spesso usate per catturare adepti, per accrescere il potere delle autorità religiose e per reclutare militanti nei conflitti etnici e religiosi.

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Le religioni positive non devono dunque essere necessariamente riconosciute come arricchimenti della vita sociale, base indispensabile per la moralità di individui e società, dispensatrici di beni insostituibili. Le degenerazioni del laicismo sono costituite non dalla sua indifferenza per la religione, ma dalla sua preoccupazione eccessiva di essere comprensivo nei suoi confronti. In una società laica i cittadini devono poter praticare le religioni ed esercitare l’inventiva religiosa, ma una società laica liberale dovrebbe incoraggiare la libera concorrenza nel campo religioso come nelle imprese economiche, senza sostenere nessun monopolio."

Carlo Augusto Viano, Laici in ginocchio, Laterza, pagg. 107-110: una lettura fondamentale, un pamphlet che ridà ossigeno ai laici che, di questi tempi, sono costretti a vivere sotto la cappa soffocante di un senso d’inferiorità che si vuole instillare loro.

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